Andrés Arce Maldonado Aprendo la conferenza stampa che ha accompagnato la proiezione di Carta Bianca, suo secondo lungometraggio, Andrés Arce Maldonado, colombiano di nascita, ma italiano d’adozione, ha paragonato la gestazione del film al viaggio di una zattera nel mare aperto, i cui occupanti cercano di remare all’unisono per raggiungere la meta: le difficoltà sono state quelle classiche di ogni produzione a budget contenuto, portata a termine soprattutto grazie alla buona volontà dei partecipanti, dal cast artistico a quello tecnico. Difficoltà, soprattutto economiche, ma anche tecniche e soprattutto logistiche, con scene girate anche in modalità decisamente rischiose, che il regista ha teso però a sottovalutare, affermando che alla fine, se si vuole raggiungere un obbiettivo, prima o poi ci si riesce: l’Universo ti aiuta, nelle sue parole.

 
 

Il regista ha sottolineato come le vicende di ordinaria emarginazione raccontate nel film finiscano per rappresentare l’umanità nella sua essenzialità, che proprio nelle situazioni più estreme e al limite emerge pienamente; Maldonado ha inoltre definito il film una storia d’amore, poiché alla fine i protagonisti puntano ad una normalità che passa innanzitutto per i sentimenti: lo strumento per raggiungerla è la Carta Bianca del titolo: quella che, stampata in forma di banconote o di un contratto di lavoro che permetta di prolungare il proprio soggiorno, diviene non solo un fine, ma uno strumento: una via d’uscita da situazioni difficili o di affrancamento da una quotidianità delinquenziale Maldonado ha sottolineato come alla base del film vi sia quella che lui ritiene essere l’urgenza di parlare di un mondo di emarginati che non viene raccontato abbastanza dai media.

Carta BiancaGli interventi dei protagonisti (cast praticamente al gran completo) sono stati all’insegna delle classiche dichiarazioni sull’ottimo clima e rapporti instauratisi sul set; voce fuori dal coro quella di Valentina Carnelutti che, pur riconoscendo la bontà del lavoro svolto, ha voluto sottolineare come le autoproduzioni risentano comunque di limiti tecnici ed economici e cose sarebbe necessario cercare di superarli, cercando sostegni ed interventi che rendano più facile il lavoro di attori e tecnici, senza però incidere su contenuti e sulle scelte artistiche. L’intervento ha suscitato varie riflessioni sullo stato di salute del cinema indipendente in Italia, cui ha partecipato anche Giovanni Costantino di Distribuzione Indipendente, che porterà il film nelle sale ad essa collegate, che ha ricordato le vicissitudini vissute da Spaghetti Story, poi divenuto un piccolo caso; lo stesso Maldonado è intervenuto sul tema, ricordando come la scelta di ricorrere all’autoproduzione sia stata dovuta al non aver trovato soggetti interessati al film.