Il regista Ivan Zuccon (collaboratore fisso di Pupi Avati) presenta il suo Colour from the dark, horror ispirato ad un racconto del maestro del fantasy H.P. Lovecraft. Con lui, gli attori Michael Segal (il protagonista, Pietro) e Matteo Tosi (nel ruolo del prete, Don Mario), il compositore Marco Werba, la co-produttrice Roberta Marrelli, e il distributore Giovanni Costantino (Distribuzione Indipendente).

-Zuccon, come mai il film, che è del 2008, non è mai stato distribuito in Italia?

L’Italia è un paese un po’ particolare. Il mercato predilige i film stranieri, soprattutto per quanto riguarda i thriller e gli horror, e questi monopolizzano le sale. È un po’ una lotta contro i mulini a vento. Negli Stati Uniti, invece, l’horror italiano piace tantissimo. C’è una lunga tradizione, con Fulci, Bava, Argento. Il nostro è molto diverso dall’horror americano e quindi là riesce a trovare una sua fetta di mercato.

-Perché ancora un horror? Ormai sembra questo il Suo genere di riferimento.

C’è una concezione diffusa che l’horror sia un genere minore. Io lo prendo molto seriamente, forse anche troppo. Attraverso l’horror si possono raccontare spaccati di realtà molto interessanti. Si possono raccontare le paure – e le paure fanno parte della nostra vita –  senza necessariamente dover fare della macelleria. Io tratto l’horror come un genere di alto livello.

-Con tutta questa esperienza in materia, che idea si è fatto Lei del Maligno?

(Sorride) Qui non si parla né del Demonio, né del Male. Non avevo alcuna intenzione di parlare di esorcismi in senso religioso. Certo, la realtà che racconto è quella contadina, connotata quindi da una forte tradizione cattolica. Una realtà in cui le persone in difficoltà tendono a chiedere aiuto al prete, sempre e comunque. Ma nel mio film non si parla del Diavolo. Qui si tratta di un’entità sconosciuta. Non si sa da dove venga, ma è sicuramente un essere vivente e senziente che si ritiene superiore al nostro Dio e che, quindi, distrugge tutti i simboli che ad Esso si riconducono. È un’entità che si diverte a illudere i vari personaggi, regalandogli qualcosa e poi portandogliela via…che, in fondo, è quello che avviene nella vita.

-Deve ammettere che un film così, girato in inglese, difficilmente potrà essere distribuito in Italia. Come mai questa scelta?

L’idea era quella di vendere il film all’estero, non in Italia, anche perché tutti i miei lavori precedenti qui non sono mai usciti, o quasi. Negli altri Paesi non si usa doppiare i film, per questo ho scelto prevalentemente attori stranieri di madrelingua inglese. L’ambientazione italiana, però, ha dato un tocco ‘esotico’ alla storia: i nostri paesaggi piacciono molto agli stranieri e quindi rappresentano un valore aggiunto. Nulla vieta ad un eventuale distributore italiano di doppiare il film e farlo uscire in sala!

-Segal, come è stata la vostra esperienza da attori in un cast internazionale come questo?

Be’, io mi sono trovato a recitare accanto ad una ‘scream queen’ di serie A ed ero piuttosto imbarazzato ad affiancarla come protagonista, non avendo un curriculum pari al suo! Debbie (Rochon, ndr) è una forza della natura. Riesce a passare in un secondo da uno stato emotivo al suo opposto in modo assolutamente convincente. Lo avete visto! La mia metamorfosi, invece, è stata molto più graduale, molto più lenta. Quanto al  recitare in un cast internazionale, devo dire che è stata un’esperienza davvero formativa, e interessante. Ognuno di noi aveva il proprio metodo, sì, ma non eravamo poi così diversi l’uno dall’altro. E poi Ivan lascia grande spazio alle personalizzazioni di ciascuno riguardo al suo personaggio. E il risultato soddisfa sempre entrambe le parti!

-Tosi, Lei concorda?

Quando Ivan mi ha proposto il ruolo ero spaventato, soprattutto per via dell’inglese! Il mio Don Mario non è un esorcista, ma un prete di campagna. Anche per questo ho suggerito la possibilità di  usare varie espressioni latine: era una pratica diffusa all’epoca che raccontiamo, e avrebbe ridotto le mie battute in inglese! Don Mario non ha mai fatto un esorcismo, non sa nemmeno come si fa, e poi l’entità che si trova a combattere non è il Demonio… per cui fa proprio una brutta fine! Comunque sono d’accordo con Michael, lavorare con un cast internazionale è stata un’esperienza davvero formativa, soprattutto perché i colleghi stranieri hanno una grande capacità di concentrazione e una dedizione assoluta al lavoro che non sempre si trovano sui set italiani…

-Una domanda alla co-produttrice, Roberta Marrelli. È stata un’idea mirata quella di produrre questo film? Come è nata la collaborazione con Zuccon?

Conosco Ivan da 15 anni, ho lavorato con lui come attrice e lo stimo veramente molto. È uno che cura i particolari per ore e ore. Ci mette una tale passione, un tale entusiasmo e un tale coraggio, che riesce a trasmetterli anche agli altri. E poi ha questa grande capacità di far interagire e amalgamare al meglio persone diverse di nazionalità diverse. Quindi appena ho avuto la possibilità di collaborare con lui a livello produttivo, ci ho subito investito! Lo stimo veramente molto e gli auguro che presto il suo lavoro venga riconosciuto anche qui in Italia.

Colour from the Dark esce il l 9 marzo nelle sale del circuito di Distribuzione Indipendente e contemporaneamente on demand su www.ownair.it.

Ivan Zuccon intanto ha anticipato che sta lavorando ad un nuovo film, Wrath of the crows (La rabbia dei corvi), attualmente in fase di post-produzione.

Per saperne di più: www.ivanzuccon.com ; www.distribuzioneindipendente.it

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Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...