FUTURA film 2021
Credits Foto Adele Pozzali

Il nuovo lungometraggio di Lamberto Sanfelice, Futura, è stato presentato da remoto con la partecipazione del regista e tre degli attori del cast.

Il suo primo lavoro, che ha raccolto molto successo, era stato Cloro nel 2015, che l’ha portato al Sundance e al Festival di Berlino, e facendogli anche aggiudicare una candidatura ai Globi d’oro e ai David di Donatello.

Ad accogliere la stampa, oltre dunque al regista, in collegamento sulla piattaforma Zoom ci sono: Matilde Gioli, Niels Schneider e il jazzista Stefano Di Battista, che del film ha curato anche le musiche.

I primi ringraziamenti Lamberto Sanfelice li rivolge a Adler Entertainment, che non ha avviato la distribuzione della pellicola finché non c’è stata la possibilità di permetterne l’uscita in sala, che avverrà il 17 giugno. E, nel dichiararsi ovviamente molto contento dell’evento, il regista racconta quanto sarà importante l’ausilio del grande schermo per la visione di Futura, e non solo per l’elegante fotografia di Luca Bigazzi: «Il film è un dialogo che i personaggi sostengono tra loro con la musica, più che le parole, anzi: se la cavano molto meglio con gli strumenti musicali,» scherza Sanfelice, «Attraverso le melodie descrivono loro stessi e le proprie sfumature».

La storia è quella dell’ex trombettista Louis (Niels Schneider) che ha abbandonato il sogno del jazz, per fare male il padre e peggio il tassista, dal momento che scarrozza una spacciatrice trans (Daniela Vega) rischiando puntualmente la vita.

«Il mio personaggio è in bilico,» spiega Niels «Non riesce a fare il padre e a relazionarsi con l’ex compagna Valentina [Matilde Gioli n.d.r.], e sente al contempo il peso d’essere figlio d’arte». L’ombra del personaggio del padre è, infatti, secondo Sanfelice, un omaggio al celebre jazzista Massimo Urbani: irraggiungibile icona del genere musicale che incarna perfettamente il senso che vuole essere trasmesso dal film.

«A differenza di Louis, la mia Valentina è una ragazza matura, tra l’altro molto lontana dalle figure femminili che fino ad oggi avevo interpretato,» racconta Matilde Gioli, «Ha insegnato molto anche a me,» dice sorridendo, «In particolare durante una scena in cui affronto il mio ex compagno ho avuto molta difficoltà: io al posto di lei avrei dato subito di matto. Valentina, invece, mantiene la calma».

Viene poi posta una domanda a Stefano Di Battista, a sua volta personaggio di spicco nella scena musicale jazz, ma che si trovava alla sua prima volta nel mondo del cinema: «Questa esperienza per noi musicisti è stata un regalo. Siamo stati trattati da tutti con grande disponibilità. Pensavo che sui set cinematografici, se si sbagliava, si venisse multati,» dice ridendo Di Battista, «Invece non è così! Ho vissuto dei momenti di cui sarò sempre grato a Lamberto Sanfelice». Per quanto riguarda la scrittura della colonna sonora, spiega che è come se fosse stato il film stesso a scriverla: «Proprio come Morricone componeva i suoi pezzi lasciandosi ispirare in modo quasi magico, così anch’io mi sono lasciato suggestionare dalle atmosfere del film».

Così viene chiesto al regista da dove sia sorta per lui la passione del jazz: «È una storia incredibile, che è quella che mi ha fatto venire l’idea del soggetto. Ho fatto amicizia con un tassista che suonava la tromba e che mi ha introdotto in tutto il mondo che racconto. Oggi lui non fa più il tassista, ma il trombettista a tempo pieno. La musica può condurre a rivedere le proprie priorità e a realizzare sogni che si costruiscono man mano».