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Nanni Moretti, incontrando una stampa che sembrava non voler affatto vedere, ha raccontato questa mattina la genesi e la produzione del suo film: la storia di un papa riluttante.

“Dopo Il Caimano ho diretto per due anni il Festival di Torino, un’esperienza bellissima che vorrei aver continuato per tanto altro tempo – racconta Moretti – poi ho pensato di tornare a quello che è il mio mestiere, la regia. La scelta del soggetto è poi stata effettuata tra molte altre idee che avevo avuto insieme agli sceneggiatori, e così è venuta fuori questa storia. Il nome stesso del papa, cardinale Melville, mi è venuto pensando alla retrospettiva che il festival di Torino ha dedicato a lui qualche anno fa.”

Stando a quanto ha detto Moretti, Piccoli è stato provinato in Francia il 14 agosto di due anni fa e subito, “appena l’ho visto recitare le sei scene richieste dal provino gli ho detto che mi sarebbe piaciuto tantissimo averlo nel mio film come protagonista.”

– Cosa pensa diranno gli uomini di chiesa alla vista del suo film? “In realtà non mi preoccupo del tipo di pubblico che vedrà il film. Quando ho fatto La stanza del figlio non ho fatto un film per psicoterapeuti.”

– Cosa le interessava di più raccontare? “Questo personaggio, i suoi dubbi, la sua crisi, così fragile e che si sente inadeguato, ma il tutto dentro una commedia. Ma mi interessavano anche gli altri personaggi, i figuranti, le situazioni.”

– Quanto c’è di lei nel personaggio? “Sia in quello che interpreto io sia in quello del papa c’è qualcosa di mio.”

– Ha usato consulenti per rappresentare i rituali religiosi? “No, ho letto molto sull’argomento e guardato documentari, per quello che riguarda i costumi invece ho avuto il piacere di lavorare con costumisti e scenografi molto preparati.”

– Secondo lei chi dovrebbe fare un percorso di autocritica? “Credo faccia bene a tutti se non è distruttiva. Il senso critico è giusto ma non deve impedire alla persona di andare avanti e di migliorarsi.”

– Secondo lei il papa vedrà il film? “Non lo so.”