In una Roma ancora in piena desolazione estiva, avere un’anteprima è sempre un piacere. Per l’aria condizionata, in giornate torride come quelle che abbiamo appena superato e perchè è sempre un piacere andare al cinema.

Pink Subaru viene presentato il 23 Agosto e nonostante la calura e le vacanze di molti, la sala è abbastanza piena, segno che questo film completamente indipendente, presentato a diversi festival tra cui quello scorso di Torino, crea un discreto interesse.

A presentare la pellicola ci sono i due produttori, Mario Miyakawa, italo-giapponese dall’accento milanese e suo padre, nonché produttore esecutivo. Ci sono anche i due sceneggiatori: l’attore arabo-israeliano Akram Telawe e la cantante lirica Giuliana Mettini e il regista, Kazuya Ogawa che vive attualmente in Italia dopo aver studiato, lavorato e vissuto a New York aver fatto l’università in Giappone.

E’ importante sottolineare le diverse provenienze e anche le diverse attività di tutta la troupe perchè questa multiculturalità è proprio il cuore e motore del film, ed è infatti una delle prime domande che viene posta al cast. Una risposta esauriente viene dall’attore Akram Telawe:

Com’è andato il lavoro sul set? E’ stato difficile mettere insieme tutte queste voci e culture diverse?

Quando ci siamo incontrati con Giuliana, lei era in un tour come cantante in Israele, abbiamo fatto conoscenza e una sera le ho raccontato la storia delle Subaru rubate, e di come negli anni ’70, fossero le macchine più diffuse in Israele e Palestina. Poi abbiamo conosciuto Kazuya in Toscana, e allora lì la sfida è diventata mettere insieme tutte queste culture, lingue e modi di fare cinema diversi per realizzare un film che raccontasse una storia che ci rappresentasse tutti.

Al produttore viene invece posta una una domanda più pratica sulla distribuzione della pellicola.

Il film verrà distribuito non doppiato, ma sottotitolato, una scelta coraggiosa, in un paese come l’Italia abituato al doppiaggio, come vi è venuto in mente?

All’inizio abbiamo provato a doppiare i personaggi, ma ci siamo resi conto che era impossibile rendere le inflessioni e gli idiomi diversi, e creare quindi quello straniamento che invece avete avuto voi in sala.

La multiculturalità e le varie lingue sono uno dei punti di forza del film, quindi abbiamo preferito lasciare che si sentissero e aggiungere i sottotitoli, certo sarà una fatica in più, ma credo che ne sia valsa la pena.

Alla fine se ne è convinta anche la distribuzione, la Iris film, ed eccoci qui.

Ovviamente, molto dell’interesse è dato dal fatto che la storia sia ambientata tra Israele e Palestina, territori da sempre martoriati da una guerra che sembra infinita, a riguardo viene posta una domanda nuovamente al protagonista Telawe:

Il film esce in un momento in cui gli attriti tra Israele e Palestina sono di nuovo acuti, come è stato girare in un paese in cui la tensione è persistente?

La guerra va avanti da anni, se non secoli, mio padre è nato con la guerra, io anche e anche mio figlio.

Israele è una terra che da secoli non ha pace e chissà se mai l’avrà, ma nonostante ciò, la vita continua, la gente lavora, si sposa, compra macchine, ed è questo che abbiamo voluto raccontare, la vita normale che accade a prescindere dagli eventi. Non ci sono mai i soldati e i checkpoint se non da lontano nelle nostre immagini appositamente, non abbiamo voluto fare vedere la solita immagine di Israele e della Palestina.

Il film uscirà in 10 copie in tutta Italia il 2 Settembre.