Pinocchio-locandinaÈ stato presentato oggi alla Casa del Cinema di Roma Pinocchio, il quinto lungometraggio d’animazione di Enzo D’Alò (La Gabbianella e il Gatto, Opopomoz).

Accompagnavano il regista napoletano: Marco Alemanno, cantautore e compagno dello scomparso Lucio Dalla, che ha composto le musiche del film, Maricla Affatato (la Volpe), Maurizio Micheli (il Gatto) e Paolo Ruffini (Lucignolo). In sala erano presenti anche Mino Caprio (Geppetto), con il figlio Gabriele (Pinocchio), il montatore Gianluca Cristofari, il musicista Roberto Costa, il direttore del doppiaggio Guido Micheli, Luca Milano per Rai Fiction e Andrea Occhipinti per Lucky Red.

Com’è nato il progetto di Pinocchio?

EDA Nel 2000 Massimiliano Gusberti, all’epoca un dirigente Rai, mi chiese di fare Pinocchio, quindi io iniziai a studiare e lavorarci sopra. La prima preoccupazione fu proprio quella di trovare un Pinocchio più legato alla storia di Collodi, dal lato della scrittura, e, dal lato dell’immagine e della musica, qualcosa di completamente nuovo, non paragonabile a tutto quello che si era già visto, che era stato già raccontato.

Ho scelto Lorenzo Mattotti come illustratore perché ho amato tantissimo le immagini nel suo libro illustrato di Pinocchio e perché volevo raccontare la storia con delle immagini che mi riempivano di piacere e che nessun altro aveva mai visto prima. Lo stesso discorso vale per la musica con Lucio Dalla. C’era bisogno di un musicista eclettico in grado di cogliere il significato del film, di giocare con le note e di partire dallo studio di Collodi. Volevo affrontare il personaggio dello scrittore, che era anche un critico musicale e appassionato di Rossini. Infatti, ci sono molte strutture del libro che ricordano il compositore, a cominciare dalla frase iniziale del libro, “C’era una volta un re…”, che è l’inizio della Cenerentola di Rossini. Quindi noi, Roberto Costa, Lucio ed io, abbiamo preso questa frase e l’abbiamo trasformata nel tema lento di Geppetto. Abbiamo cercato anche d’immaginarci come Collodi avrebbe voluto vederlo questo Pinocchio. E poi abbiamo riscoperto nel libro una scrittura eccezionale: ci sono tanti elementi che non stati mai stati utilizzati, anzi modificati, dagli altri autori che hanno interpretato il libro, elementi che erano attuali e stupendi. Un esempio per tutti: la bambina dai capelli turchini è nel libro di Collodi, non me la sono inventata io ed è un elemento della storia che fa muovere la drammaturgia molto bene, perché dà uno stimolo molto maggiore ai bambini di oggi per essere migliori. Quest’amore adolescenziale, che si prova verso una bambina un po’ più grande, è una cosa frequente.

Per chi hai fatto questo film? Chi è lo spettatore a cui pensavate te e Mattotti mentre realizzavate Pinocchio?

EDA Io credo che, alla fine, i film li faccio per me stesso, ma non da un punto di vista egoistico, ma perché io cerco di metterci me stesso. Quando riscrivo una sceneggiatura, quando ritocco i dialoghi, io mi pongo sempre nel personaggio. Perciò, secondo me, finché il pubblico si riconosce in quello che racconto sono felice; se non riconosce più evidentemente devo cambiare mestiere. Io cerco di emozionare me stesso per primo nel raccontare la storia, perché se ad emozionarmi io, non posso pretendere che lo faccia il pubblico. Perciò credo che Pinocchio e gli altri film che ho fatto siano una sorta di fil rouge, che racconta un po’ quello che io penso della vita, probabilmente. E se io non fossi d’accordo con ciò che ha scritto l’autore nel suo libro, forse non trasformerei quel libro in un film.

pinocchio-daloSi può dire che Marco Alemanno sia in qualche modo l’anima di questo film. Com’è nato il coinvolgimento in questo progetto e come lo ha accompagnato?

MA (Riferendosi al cantante bolognese, Lucio Dalla, scomparso da quasi un anno) Accetto quest’attribuzione solo perché purtroppo prendo il posto di chi sapete è diventato soltanto anima. Parlare di questo film è emozionante perché grazie ad esso Lucio si è riavvicinato al cinema e alla scrittura di musica per il cinema. Ha sposato da subito il progetto, merito della stima verso Enzo e dei disegni di Mattotti, che lui riconosceva non solo come illustratore ma anche come artista. Si è buttato a capofitto nella scrittura della musica insieme a Roberto Costa, che è stato l’asse portante di tutto il lavoro nel cercare di mettere ordine in quella che era la libertà creativa di Lucio, ancor di più vulcanica in questo caso, grazie a tutti questi colori e al fatto di poter arrivare a parlare ai bambini e ad emozionare anche i grandi. È un tessuto musicale apparentemente semplice, orecchiabile, ma che nasconde delle citazioni, come Nino Rota e Rossini. Inoltre, Lucio ha questo rapporto anomalo con il personaggio di Pinocchio, in quanto bambino bugiardo; non ha mai negato il suo essere piacevolmente bugiardo e spesso diceva: “Più bugiardo di me ho conosciuto solo Fellini”. Come Fellini non è riuscito a realizzare il suo progetto di Pinocchio, così Lucio non ha visto completato quello di Enzo D’Alò. Una settimana prima di partire per la sua ultima tournée ha inciso la prima strofa della canzone dei titoli di coda, che dopo la sua scomparsa, Enzo ha voluto che fossi io a terminare. Poi ho ottenuto che una parte della canzone fosse cantata da un coro di bambini, tra cui il doppiatore di Pinocchio, per rendere il saluto a Lucio, a cui è dedicato il film, più giocoso, ma soprattutto più vicino a ciò che era: un eterno bambino mai cresciuto e, in questo caso, un eterno Pinocchio.

Come hanno lavorato insieme D’Alò e Mattotti? Qual è il lavoro dell’animatore e qual è quello del regista?

EDA Il lavoro con Mattotti è stato essenzialmente di pre-produzione. Ovviamente non potevo costringere Lorenzo a lavorare con i software moderni: il suo disegno è enormemente materico, fatto di pastelli calcati all’infinito su carte che si distruggono per la forza che ci mette dentro e questa è una parte essenziale della sua espressività. Dopo aver parlato dei personaggi, Lorenzo ha modificato quelli che aveva realizzato per il suo libro; lo stesso vale per le location, per gli ambienti. Noi siamo andati in giro per la Toscana, che io ho eletto come location del film, che va dalle colline fino al mare. Una volta fatto il lavoro di scoperta e di analisi, Lorenzo ha cominciato a farmi tutti i personaggi principali e a supervisionare i secondari, realizzati da altri disegnatori, e a darmi una o due maquette per ogni sequenza del film. Da questo momento in poi, il lavoro è passato alla mia équipe: i personaggi vengono presi in mano dai disegnatori esperti di animazione. In seguito, partendo sempre dalle maquette di Lorenzo, con un’equipe di scenografi abbiamo realizzato le scenografie, che erano tutte in digitale. In questo caso il problema era riuscire a mantenere la materia, pur lavorando con photoshop e altri strumenti digitali. Poi abbiamo dovuto integrare le scenografie, traboccanti di colori, con i personaggi, in maniera tale da non relegare quest’ultimi in secondo piano; c’è stato un lavoro di compositing, durato fino alla fine. Gli stessi personaggi sono stati tutti disegnati su tavoletta grafica con un software che abbiamo sviluppato a posta per questo film (i primi in Europa), permettendomi di lavorare il segno grafico fino alla fine, di farlo ancora più reale che se fosse stato disegnato con foglio e matita. Il computer mi ha aiutato a fare un film tradizionale, tra virgolette, perché realizzato con l’utilizzo delle più moderne tecnologie.

Quanta gente ha lavorato a questo progetto?

Circa 500 persone. Gli studi erano suddivisi nei quattro Paesi co-produttori: l’Italia, il Lussemburgo, il Belgio e la Francia. Poi abbiamo dovuto lavorare con alcuni studi asiatici, specialmente nella fase finale, perché avevano la possibilità di avere nello stesso studio centinaia di computer e centinaia di persone che finivano il film. Avevamo bisogno di un’unità di segno e di stile, che poteva darci solo un grande studio che facesse tutto al suo interno e in Europa non esistono. Abbiamo mandato dei supervisori, ovviamente.

Come vede l’evoluzione del cinema, a questo punto prettamente americano, che va sempre di più verso il digitale 3D esibito e l’assenza anche di canzoni nei film? Pinocchio è forse una risposta a tutto questo?

È un’evoluzione interessante e che mi piace. Io credo che si debba sempre partire dalla storia, che poi viene interpretata dalla persona a cui è stata affidata. Io ho amato fin da bambino l’animazione giapponese e quella di Walt Disney. Sono tante strade per fare un film d’animazione, che però devono essere tutte sottoposte alla storia e allo stile dell’autore che la prende in mano. Quindi, non escludo che un giorno anch’io possa fare un film in 3D all’americana o alla giapponese. Anche se mi sento molto più vicino come struttura drammaturgica alla tradizione giapponese, certamente partendo da presupposti europei.

Essendoci già la versione disneyiana di Pinocchio, che ha impresso nella mente di molti la sua interpretazione, spesso alterata, della storia di Collodi, come hai lavorato alla tua versione?

Disney ha inventato molto e questo è tipico del film americano: prendere una storia a pretesto per ricostruire una storia hollywoodiana o simil hollywoodiana, in modo da mettere gli elementi al posto loro; certo che poi così tutte le storie si somigliano tra loro. C’ho lavorato, sono ripartito proprio dal libro e ho tenuto tutto quello che si poteva riattualizzare e molte cose, molti dialoghi erano così attuali che non c’era bisogno di riattualizzarli, erano stati semplicemente dimenticati. Come il personaggio del pescatore verde, notevole e divertente, di cui Lucio si è innamorato e ha fatto anche la voce, cantando la sua canzone.

Come vedi Lucignolo, il tuo personaggio?

Tutto sommato non sono tanto d’accordo riguardo alla negatività che gli si attribuisce, non si può mettere al livello del Gatto e della Volpe. Lucignolo è un personaggio simpatico, si fa abbindolare perché c’è questo paese dei Balocchi che gli piace molto; probabilmente, ora andrebbe a votare il politico che gli fa più promesse: lui non è negativo, è un italiano medio.

Con una positiva accoglienza alla 9^ edizione delle Giornate degli Autori – Venice Days e selezionato anche dal New York Int’l Children’s Film Festival, Pinocchio di D’Alò uscirà in Italia con 200 copie il 21 Febbraio.