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Festa di Roma 2016: a lezione di stop motion con Stefano Bessoni

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In occasione dell’undicesima Festa del Cinema di Roma e della presentazione di Kubo e La Spada Magica, il nuovo film della Laika, il filmmaker, illustratore ed esperto d’animazione Stefano Bessoni è salito in cattedra e ci ha regalato una piccola lezione introduttiva sulla stop motion.

stefano bessoni kubo e la spada magica

Kubo e la Spada Magica: alla Festa di Roma l’incontro sulla stop motion con Stefano Bessoni

Questa tecnica, considerata per decenni poco adatta ai film d’animazione commerciali – come quelli della Disney – negli ultimi anni ha visto accrescere invece la sua popolarità tra il pubblico grazie soprattutto al genio di Tim Burton che ha saputo dimostrare la validità e soprattutto la versatilità della stop motion. Ma a dare un contributo fondamentale è stata la casa di produzione Laika, fondata nel 2005 da Travis Knight, figlio di Philip Knight, fondatore e proprietario della famosa multinazionale di calzature Nike. In soli undici anni di attività, la Laika è riuscita a produrre ben quattro lungometraggi d’animazione in stop motion che hanno ottenuto tutti un grandissimo successo. Dopo aver co-prodotto La Sposa Cadavere con la Tim Burton Production, l’azienda di Knight ha sfornato nel 2009 quel piccolo gioiellino dark di Coraline e La Porta Magica; a questo primo ‘tentativo’ sono seguiti Paranorman (2012), Boxtrolls – Le Scatole Magiche (2014) – presentato in anteprima alla settantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – e in ultimo Kubo e La Spada Magica che dei quattro è il lungometraggio che ha richiesto un lavoro maggiore e che porta la tecnica a un livello stilistico superiore. Il perché ce l’ha spiegato nel dettaglio proprio Stefano Bessoni.

kubo e la spada magica

Questa tecnica – che si differenzia da quella più tradizionale del disegno bidimensionale e da quella più moderna del digitale – permette la ricostruzione di un’azione catturando ogni singolo momento del movimento in un frame corrispondente; a differenza dell’animazione tradizionale, dove ogni singola variazione viene fotografata e poi riposizionata in sequenza, con la stop motion è possibile invece utilizzare soggetti tridimensionali e snodati. Tra le varie tecniche utilizzate – ricordiamo la claymation che utilizza pupazzi in plastilina (Wallace and Gromit), la bidimensionale cutout animation che utilizza ritagli di giornale o di stoffe come in un collage (South Park) e la object animation che utilizza oggetti di uso quotidiano (Lego Movie) – quella più comune è sicuramente la puppet animation, quella cioè che si serve dei burattini. A partire dalla fabbricazione di questi piccoli esserini di gomma con un complesso scheletro in alluminio – metallo estremamente duttile che permette ogni movimento -, il processo creativo di intere scene o azioni porta via un’enorme quantità di tempo e denaro; un singolo burattino può infatti costare dai 1000 ai 50mila dollari e mediamente, in una sola settimana di lavoro, si realizzano dai 10 ai 20 secondi di animazione, un’inezia se si pensa alla durata complessiva di un film. Creare un lungometraggio interamente in stop motion non richiede quindi solo una discreta quantità di denaro ma anche grande pazienza e dedizione.

stop motion

Secondo Stefano Bessoni, tra i film della Laika, Kubo e La Spada Magica viene considerato il più innovativo e degno di nota proprio per la qualità delle animazioni che sono le più complesse finora realizzate. Solitamente, per i film in stop motion, si cerca di rendere le animazioni quanto più semplici possibile proprio per evitare la dilatazione dei tempi di pre-produzione; in Kubo invece ci sono burattini – che di solito sono alti appena trenta centimetri e che sono quindi facilmente manovrabili – che possono arrivare a tre metri d’altezza e che hanno richiesto mesi e mesi di lavoro. Sì perché per ogni burattino esistono un’infinità di ‘pezzi di ricambio’; per rendere realistici e meno complessi alcuni movimenti, elementi come i capelli, vestiti e le singole parti del viso, vengono riprodotti in serie e sostituiti quando la situazione lo richiede.

Kubo e La Spada Magica

Ma quello che salta quasi subito all’occhio in Kubo è la ‘pulizia’ dell’animazione stessa; stop motion e digitale, pur essendo tecniche di natura opposta, si trovano spesso a lavorare in sincrono per rendere il prodotto finito ancor più raffinato. Questo processo, che per alcuni viene considerato un passo in avanti nell’evoluzione dell’animazione stop motion, a lungo andare potrebbe modificare e quasi stravolgere la natura grezza e imprecisa ma così terribilmente affascinante di questa tecnica animata che affonda le sue radici in un terreno cinematografico davvero molto antico.