8 Mile film recensione

Alle soglie dei vent’anni, si può dire che 8 Mile (2002) sia un film che è rimasto a segnare un’epoca. Riesce a fotografare bene un determinato periodo storico, gli anni Novanta, di un determinato paese, gli Stati Uniti, e un determinato ambiente sociale, prima ancora che scena musicale. Infine, ruota attorno a un uomo che, checché se ne dica- Eminem è personaggio ostico, capace di attirare su di sé critiche e antipatie almeno quanto apprezzato sulla scena hip-hop – di quella scena è stato indiscusso protagonista.

 

Il film è un viaggio nella Detroit più difficile, quella da cui la storia di Marshall Bruce Mathers III – vero nome di Eminem – è iniziata proprio agli albori degli anni Novanta. 8 Mile fu un successo non solo in patria, dove vinse il Premio Oscar per la miglior canzone, Lose Yourself, ad opera di Eminem stesso, che chiudeva il film – per la prima volta fu una canzone rap ad aggiudicarsi il premio. Con questo film Eminem guadagnò anche due MTV Movie Awards – miglior interpretazione maschile e miglior rivelazione – e due Grammy Awards  – miglior canzone rap e miglior performance solista. Dal 22 maggio 8 Mile è disponibile in streaming su Netflix.

La trama di 8 Mile

Ambientato nel 1995, il film è la storia di un aspirante musicista hip-hop, Jimmy Smith Jr, detto “B-Rabbit”, Eminem, e del quartiere di Detroit in cui vive. La 8 Mile Road è infatti la strada che divide il quartiere dei bianchi da quello dei neri. Jimmy è bianco, ma vive nella parte abitata quasi esclusivamente da neri. Il suo sogno è di sfondare nell’hip-hop e uscire così dalla miseria in cui versa. Fortunato ad avere un lavoro in fabbrica come operaio, vive in una roulotte con una madre sbandata, Kim Basinger, e la sorellina Lily, Clohe Greenfield.

La sua evasione da tutto questo consiste nella musica. Scrive canzoni e partecipa, controvoglia, iscritto dal suo amico Future, Mekhi Phifer, alle gare di freestyle che si svolgono ogni sera in un locale, lo Shelter. Troppo spesso però, salito sul palco, gli manca il coraggio di esibirsi ed è oggetto di derisione, unico bianco in un mondo di rapper neri. Il suo riscatto passerà dal suo talento, che inevitabilmente è più forte di qualsiasi ostacolo.

Eminem, dai bassifondi di Detroit alle stelle, con verità e senza compiacimento

8 mile jimmy e lilyBen girato da  Curtis Hanson (Cattive compagnie, L.A. Confidential, In her Shoes – Se fossi lei), con un buon lavoro di scrittura da parte di Scott Silver, il film riesce a delineare bene tutti i personaggi ed è ben recitato da tutto il cast. In primis dallo stesso Eminem, che non sembra affatto a disagio davanti alla macchina da presa, da uomo di spettacolo quale è, ma riesce a dare verità alla sua interpretazione, il che non è scontato, sebbene vesta i panni di sé stesso.

Si fa notare anche l’interpretazione di Kim Basinger, nei panni di una madre alcolizzata e con il vizio del gioco, senza una direzione nella vita e che non ha saputo prendersi cura dei due figli, di cui una ancora molto piccola. Un personaggio ruvido, molto diverso dalle donne fatali da lei abitualmente interpretate, ma che l’attrice sa affrontare con indubbia efficacia. A Michael Shannon, nel ruolo di Greg Buehl, compagno della madre di Jimmy, spetta un personaggio sgradevole e violento, che sa interpretare al meglio. Così come bravi sono gli attori che vestono i panni degli amici di Jimmy. Oltre al già citato Mekhi Phifer, anche Evan Jones, nel ruolo di Cheddar Bob e Omar Benson Miller in quello di Sol George (alcuni ricorderanno la sua interpretazione di Train in Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee). Mentre Brittany Murphy è Alex.

Anche chi non è particolarmente appassionato di hip-hop può seguire agevolmente il film senza annoiarsi, proprio perché quello che il regista e gli interpreti raccontano non è solo una scena musicale e la nascita di una star, ma è un pezzo di mondo difficile che, tra le altre cose, fa riflettere in modo spiazzante sul concetto di razzismo e sulle sue innumerevoli sfaccettature. La storia è senza dubbio particolarmente sentita dal protagonista, che racconta sé stesso, ed ha dunque un quoziente di verità importante.

Inoltre, pur essendo anche abbastanza crudo e ambientato in un’America non facile, 8 Mile non eccede mai in questi aspetti. Il regista li rende sì realisticamente, ma senza cadere nel compiacimento. Non si crogiola nella miseria e nella povertà della Detroit proletaria. Non sceglie la facile strada del melodramma, ma preferisce mantenere autenticità.

Lose yourself e la colonna sonora di 8 Mile

Lose yourself e la colonna sonora di 8 MileLa colonna sonora del film è curata da Eminem stesso, autore di alcuni brani assieme a  Luis Resto e Jeff Bass. Oltre a pezzi suoi, però, ci sono anche brani come Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, in una versione rivisitata da Eminem, e di artisti della scena hip-hop come Wu-Tang Clan e Tupack Shakur, per non parlare delle citazioni di gruppi, come i Beastie Boys.

Tra i momenti più significativi di 8 Mile, in cui emerge l’essenza del personaggio di Jimmy-Eminem, vi sono proprio quelli in cui il protagonista compone o canta la sua musica. Quando compone, si trova spesso a casa o in autobus: le cuffie, un penna e qualche foglio sgualcito. Scrive raccontando ciò che vede attorno a sé, che sia la sua America o le difficoltà della propria quotidianità. È in quei momenti che nascono pezzi come Lose yourself, che racchiude in sé il senso del film: “Se avessi, un’unica chanche o una sola opportunità/di avere tutto quello che hai sempre voluto, in un solo momento/ la cattureresti o lo lasceresti andare?” E’ proprio questa la sfida che il protagonista si trova di fronte. Un’unica opportunità per uscire da quella miseria, da quel grigiore. “One shot”, o la va o la spacca. Un’opportunità da afferrare per prendersi finalmente ciò che merita, in virtù delle sue capacità e del suo talento.

Eminem c’è riuscito. Lose yourself è diventato il singolo di maggior successo della sua carriera. Oggi che il rap e l’hip-hop proliferano ovunque, con mille derivazioni e nuovi sottogeneri, in ogni parte del mondo, praticati da chiunque e non più quasi esclusivamente dalla comunità black, 8 Mile aiuta a ricordare quanto poteva essere difficile non molto tempo fa – ma sembrano passati secoli – essere un rapper bianco, presentarsi su un palco e riuscire a dimostrare, in soli 45 secondi, il proprio valore.