A proposito di Davis recensione

I Fratelli Coen tornano al cinema con A proposito di Davis, protagonisti Oscar Isaac e Carrey Mulligan. Nella New York del 1961 Llewyn Davis è un cantautore folk che insegue il sogno di vivere della propria musica, ma il destino gli pone davanti tanti bivi e alcuni imprevisti. Tra improbabili compagni di viaggi, vecchie fiamme e tante canzoni, Llewyn Davis dovrà fare i conti con una vita avara di soddisfazioni.

 
 

A proposito di Davis è un’evoluzione di quello che fu A Serious Man, è un’altra parabola sulla vita di un uomo come tanti che si trasforma per l’occasione nel classico antieroe coeniano. La cura per la sceneggiatura da parte dei fratelli è come al solito il punto di forza: tra sarcasmo, cinismo e malinconia ci troviamo di fronte a una scrittura perfetta nel raccontare i personaggi e a tenere viva l’attenzione per le vicende, in cui le uniche pause concesse sono per valorizzare le canzoni.

Ma soprattutto i Coen ci restituiscono un personaggio ancora una volta memorabile e per il quale è impossibile non provare empatia; un amabile testardo che ignora tutti i segni che il destino gli pone davanti per cercare una strada che quantomeno lo gratifichi. La regia è il solito concentrato di talento che si muove tra perfetti movimenti di macchina e le classiche prospettive grottesche che valorizzano il personaggio di scena.

A proposito di Davis recensione film

La fotografia curata da Bruno Delbonnel non fa rimpiangere il veterano Roger Deakins, coprendo le immagini con una patina autunnale e applicando una leggera desaturazione che va a evidenziare i grigi tipici della stagione ritratta. Gli attori sono tutti eccellenti da un Oscar Isaac che dipinge con struggente malinconia(soprattutto con l’utilizzo dello sguardo) il suo Llewyn Davis e si scopre un ottimo cantante, alla coppia Carey MulliganJustin Timberlake (sempre più convincente da attore e con davanti una carriera luminosa in questo ambito) per finire con uno straripante John Goodman in versione jazzman. Un capitolo a parte lo merita la colonna sonora folk, sicuramente tra le migliori dell’anno.

Giocata quasi interamente sul binomio chitarra voce, la composizione generale splende attraverso melodie tipiche dell’epoca (l’omaggio dovuto e voluto a Bob Dylan ad esempio), che vanno  a scaldare il cuore dello spettatore con brani sublimi quali “Hang Me, Oh Hang Me” e “Fare Thee Well (Dink’s Song)”. I Coen si confermano con A proposito di Davis i migliori registi/sceneggiatori nel portare sullo schermo l’umanità(intesa come condizione umana)  in tutte le sue sfaccettature con i personaggi tipici del loro cinema, creando un film magnifico, toccante e amaro allo stesso tempo, che non si risparmia momenti divertenti, con una colonna sonora strabiliante e una regia perfetta nel cogliere le disavventure del protagonista. Ma soprattutto è una pellicola che ci dice come le opportunità  e i fallimenti siano parte integrante della vita e bisogna sapere cogliere le prime e accettare i secondi ripartendo con un: “Au Revoir!”