Danny Caputo, giovane jazzista italiano, arriva all’appuntamento più grande della sua carriera, l’esibizione in mondovisione al Bluestone per l’appuntamento del The Jazz Solo Award. Nell’attesa che precede la performance, Danny nel backstage viene avvicinato da persone che chiedono di lui e dai ricordi che portano con sé, questi metteranno in luce la sua ossessione, il jazz e le donne, in cui cerca costantemente la perfezione.

 

Assolo-di-Massimo-PiccoloAssolo rappresenta l’esordio cinematografico per il regista teatrale Massimo Piccolo, qui in veste anche di sceneggiatore della storia, che attraverso l’escamotage delle ansie pre spettacolo di un debuttante, propone un insolito intreccio che trova nel tempo filmico un interessante spunto narrativo. La storia sposa lo spirito con cui nasce il jaz, la sporcatura e la casualità, per poi utilizzare l’elemento temporale del cinema per comprimere, espandere, ripetere e modificare scene-frammenti che saranno la base della storia che mescola le tecniche di montaggio e le voci degli autori, quello interno onnisciente e quello del protagonista, richiamando così quel tipo di manipolazione e contaminazione dell’immagine che riescono a mostrarci più piani contemporaneamente. Il tema centrale della storia riesce a sorvolare questo complesso flusso di coscienza che ha Denny nei cinquanta minuti precedenti al debutto e tratteggiare un uomo ossessionato dalla sua passione di artista e di uomo, alla ricerca della perfezione nell’arte così come nella vita privata che lo porterà a una verbosa analisi di coscienza nonché ad una rivelazione su come cambiare la sua vita.

La storia seppur ricca di premesse viene sottratta in attenzione e spessore in alcuni elementi che tolgono il disincanto allo spettatore, senza trascinarlo in questo flusso aleatorio. La messa in scena minimalista, segnata dall’ottima fotografia di Valentina Caniglia, rende il backstage uno spazio fin troppo surreale privo di punti di riferimento che fanno apparire la struttura un po’ macchinosa. Così come le belle composizioni al pianoforte di Claudio Passilongo che riempiono la scena fino a diventare evidentissimi in diversi segmenti sottraendo così la bellezza della parola recitata e dei suoi tempi di battuta che un bravo Antonio de Matteo si prende per poter dare vita alle riflessioni del suo personaggio. Giovanissimo ed esordiente il resto del cast su cui primeggia Adriana Cardinale per le canzoni che ci accompagnano per una buona parte del film.

Assolo dimostra un’ottima idea di sceneggiatura che purtroppo nella messa in scena non è riuscita a trovare il suo giusto spazio, a volte messa da parte da alcuni elementi di disturbo, ma che comunque pone uno sguardo nuovo e insolito per il panorama del cinema italiano.