Bel Ami recensione film 2012

Esordio in grande stile per Declan Donnellan e Nick Ormerod, che insieme firmano la loro prima regia cinematografica con l’attesissimo Bel Ami – storia di un seduttore, nelle sale dal 13 aprile. Una carrellata di grandi star per raccontare l’ascesa dell’affascinante George Duroy (Robert Pattinson), ex soldato dalle umili origini che nella Parigi di fine ‘800 si fa largo nell’alta società francese, ottenendo così quel successo che gli permette di abbandonare la povertà del passato.

Introdotto nel mondo dell’informazione dal facoltoso Charles Forestier (Philip Glenister), George verrà aiutato dalla di lui moglie Madeleine (una straordinaria Uma Thurman), che colmerà le lacune del giovane scrivendo al suo posto gli articoli pubblicati su “La vie francaise”. Avvia un’intensa relazione clandestina con Clotilde de Marelle (Christina Ricci), per poi sposare la signora Forestier dopo la morte del marito. Ma la scalata di Duroy, soprannominato “bel ami” dalla figlia di Clotilde, non si arresta qui: le sue doti seduttive avranno la meglio anche sulla fedele e morigerata Madame Rousset (interpretata magistralmente da Kristin Scott Thomas), ulteriore pedina di un gioco alimentato dall’ambizione e da una disperata voglia di riscatto. Un gioco al quale tutto è sacrificato, anche l’amore per l’intelligente Madeleine, dal canto suo innamorata del vecchio amico di famiglia, nonché amante, Conte Voudrec. Sullo sfondo, il ritratto acuto e mai approssimativo di una società corrotta, in cui i media sono ora complici ora nemici di un governo che detiene la possibilità di invadere illegalmente un Paese arabo per le sue risorse naturali.

Bel Ami robert pattinsonBel Ami tra genio e ironia

Tratto dall’omonimo romanzo di Guy de Maupassant, Bel Ami segue le vicende di George adottando un punto di vista ironico, senza mai scadere in facili giudizi di stampo etico/morale. O perlomeno, la “condanna” del bel giovane porta con sé anche una feroce critica del mondo in cui egli vive, quell’alta borghesia che, in un modo o nell’altro, lo sostiene nella sua arrampicata sociale.

La scena della discussione con Madeleine resta tra le più significative e riuscite dell’intera pellicola: la vacuità e la grettezza del personaggio, che in fondo ha bisogno delle donne sedotte per mantenere lo status raggiunto, vengono qui messe a nudo dalle parole spietate della moglie che gli dice: “I couldn’t perceive till now the depths of your emptiness”(Non ero riuscita a percepire fino ad ora la profondità della tua vuotezza.

Scenografie sontuose, una fotografia impeccabile e le musiche firmate da Rachel Portman completano l’ottima prova di Donnellan e Ormerod che, abilmente sceneggiata da Rachel Bennette, riesce inoltre a far trapelare l’attualità delle tematiche affrontate (dalla manipolazione dei media all’importanza della celebrità).

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Laureata alla specialistica Dams di RomaTre in "Studi storici, critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi", ho frequentato il Master di giornalismo della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Successivamente, ho svolto uno stage presso la redazione del quotidiano "Il Riformista" (con il quale collaboro saltuariamente), nel settore cultura e spettacolo. Scrivere è la mia passione, oltre al cinema, mi interesso soprattutto di letteratura, teatro e musica, di cui scrivo anche attraverso il mio blog:  www.proveculturali.wordpress.com. Alcuni dei miei film preferiti: "Hollywood party", "Schindler's list", "Non ci resta che piangere", "Il Postino", "Cyrano de Bergerac", "Amadeus"...ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora per molto!