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Bye Bye Man recensione del film con Carrie Ann-Moss

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Bye Bye Man

Uscirà il prossimo 19 aprile Bye Bye Man, l’ultimo film della Intrepid Pictures, ormai nota casa di produzione che ha lanciato sul mercato vari horror di nuova generazione come Ouija, Oculus, Somnia e vari altri.

Si tratta di film – seppur di genere – rivolti al grande pubblico, senza troppi sofismi né pretese.

Bye Bye Man è la storia di tre studenti del college che prendono in affitto una casa tetra ed isolata. Evidentemente ignari della sterminata filmografia orrorifica sulle case tetre ed isolate, i tre cominciano ad avvertire strane presenze dal momento in cui uno di loro trova incise su un comodino le parole “Bye Bye Man”. Tanto per aggravare la situazione, i protagonisti partecipano ad una seduta spiritica. Eccoli quindi precipitare in un abisso di allucinazioni e morti inspiegabili, il tutto accompagnato dalla immancabile figura soprannaturale, stavolta impersonata da un uomo incappucciato con mastino satanico al seguito. Questo demoniaco mietitore appare per uccidere le sue vittime non appena queste ne pronunciano o ne pensano anche soltanto il nome.

La regista Stacy Title non porta niente di nuovo sul grande schermo, mentre la sceneggiatura del marito Jonathan Penner (qui anche figurante, nel ruolo dell’affittuario di casa) dovrebbe basarsi sulla novella The Bridge of Body Island, contenuta nel libro The Presiden’s Vampire: strange-but-true tales of the United States of America (ed. 2005), dello scrittore americano Robert Damon Schneck.

In realtà lo script ha davvero poco a che fare con la storia cartacea, preferendo attingere a piene mani dalla filmografia pregressa e dalla cultura di massa. La storia di un Bau Bau che appare solo a pronunciarne il nome, richiama subito alla mente la leggenda metropolitana di Bloody Mary, o la più recente “Charlie, Charlie Challenge”.

Leggende più volte trasposte su grande schermo, spesso anche con esiti più che positivi, come in Candyman ma anche nel più recente Babadook.

Proprio i chiarissimi rimandi a queste due opere cult (ma mettiamoci anche Nightmare, Paranormal Activity e compagnia bella), fanno di The Bye Bye Man una storia poco originale.

Tuttavia la buona riuscita di un film non risiede necessariamente nell’innovazione dei propri espedienti narrativi.

Ciò che non rende godibile questa pellicola sono le carenze della sceneggiatura. Tralasciando l’uso inappropriato di due star di livello mondiale come Faye Dunaway e Carrie-Ann Moss – qui ridotte a ruolo di fugaci comparse – The Bye Bye Man è una storia discontinua. Tra spiegazioni lacunose e scarti temporali, lo spettatore fatica a comprendere moltissime cose, prima fra tutte le motivazioni che inducono la presenza incappucciata a far stragi di vittime innocenti. E poi chi sarebbe costui? Perché è accompagnato da un cane ringhiante? Le visioni riguardo al treno che senso hanno? Elementi disseminati lungo la storia che non trovano soluzione (se non per chi ha letto il racconto).

Evidentemente sulla scia di It Follows, Bye Bye Man vorrebbe essere un film che provoca domande più che dare risposte, ma sbaglia il metodo con cui suscitarle nel pubblico. Più verosimilmente, la mancanza di senso è dovuta alla programmazione in cantiere di sequel o prequel che – si spera – possano dare una maggiore coerenza alla storia d’insieme.