Caccia all’eredità: recensione del nuovo film Netflix

Divertente dark comedy, disponibile in piattaforma dal 19 giugno.

Caccia all'eredità recensione film
Copyright przemo paczkowski - Netflix

In un clima al confine con il paradossale, Caccia all’eredità (titolo originale Spadek) è una nuova pellicola comica dal retrogusto amaro diretta da Sylwester Jakimow. La commedia polacca, prodotta dagli Orphan Studio e distribuita in Italia da Netflix, racconta le bizzarre vicende della lotta tra eredi per l’ottenimento della cospicua eredità di un ricco zio.

Il cast è formato principalmente da figure poco note nel panorama cinematografico internazionale: Jan Peszek interpreta lo zio Wladyslaw Fortuna, mentre Adam Ferency (Cold war) è nel ruolo del fedele maggiordomo. Altri personaggi rilevanti sono interpretati  da Maciej Stuhr, Piotr Pacek e Joanna Trzepiecinska.

Caccia all’eredità: la corsa all’oro

Che cosa non farebbero le persone per denaro, vero?

Questa frase, che rappresenta l’intera essenza della storia, apre il film: lo zio Fortuna sembra venir sparato dal suo stesso maggiordomo e sembra essere deceduto. Tutti i nipoti, Dawid, Natalia e Karol, insieme ai rispettivi compagni e figli, vengono convocati nella imponente tenuta per l’apertura del testamento. Pur essendo a tutti gli effetti legati dal vincolo familiare, l’avidità porta tutti a fare di tutto pur di ottenere la propria ampia parte di eredità.

Dopo l’apertura di un finto testamento con cui lasciava tutto il proprio denaro alla creazione di un orfanotrofio, il signor Fortuna si presenta più vivo che mai, compiacendosi della riunione di famiglia dopo trent’anni. Ma l’eredità va pur sempre guadagnata e per accedervi tutti dovranno partecipare a un gioco organizzato appositamente dallo zio. Ma l’assenza dello stesso Fortuna e la presenza della polizia renderanno più che difficile trovare la soluzione ai tanti indovinelli. Solo un mistero resta irrisolto fino alla fine: l’omicidio di Wladyslaw Fortuna.

L’incredibile avidità umana

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Tema focale di Caccia all’eredità è per l’appunto l’incolmabile sete di denaro che attanaglia ogni essere umano. Tale elemento viene presentato allo spettatore in maniera abbastanza ironica già dalle prime scene del film: dopo essersi incontrati tutti nuovamente nella stazione di servizio, Natalia, Karol e Zosia danno il via a una inutile gara automobilistica lungo le curve per raggiungere la magione Fortuna.

L’unico tra gli eredi a dimostrarsi più immune al fascino dei milioni è Dawid: fin dalla prima cena nella casa, mentre tutti pensano ai lussi che si potranno permettere grazie ai soldi dello zio, Dawid sottolinea come non sia il denaro a fare la felicità.

Subito dopo essersi mostrato nuovamente alla famiglia, lo zio Fortuna troverà la giusta occasione per parlare con tutti i suoi nipoti e consorti. Karol e Natalia colgono l’occasione per chiedere del denaro per saldare dei debiti una e trasferirsi comodamente in Portogallo l’altro. Fortuna concede alla nipote di darle i soldi necessari ad una condizione: che almeno ricordi il compleanno dello zio. Nel momento in cui la donna non riesce a ricordare neanche una semplice data, diviene chiaro come l’unico elemento che abbia riportato tutti in quella casa sia solo la sete di ricchezza.

Caccia all’eredità: un gioco di squadra

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Il punto di svolta in Caccia all’eredità è il gioco a cui tutti sono invitati a partecipare per ottenere alla fine i tanti brevetti dello zio. Mentre all’inizio la strategia comune sembrava essere raggiungere il traguardo in maniera autonoma prima degli altri, alla fine i vari eredi sono costretti dagli indovinelli stessi alla collaborazione. Ed è proprio a questo punto che tutti i personaggi iniziano a conoscersi meglio a vicende: il legame familiare inizia a riaccendersi.

Durante la permanenza nella magione Fortuna Natalia, David, Karol e gli altri non avranno ottenuto i milioni, ma hanno trovato qualcosa di maggior valore: la loro famiglia.

Commedia da umorismo nero

In Caccia all’eredità è interessante come le scene canonicamente tragiche vengono ridicolizzate al punto di divenire quasi comiche; un esempio è proprio la morte, finta e poi vera dello zio. A questi momenti si alternano degli elementi pienamente ironici quali il momento in cui molti dei personaggi assumono delle caramelle sperimentali che li costringono a dire la verità e in parte la scena del combattimento finale contro i poliziotti (o presunti tali). Un personaggio del film che viene rappresentato praticamente come una caricatura è uno dei due poliziotti, il quale a mal a pena riesce a esprimersi correttamente.

Caccia all’eredità si rivela essere una commedia di ottimo intrattenimento, con un interessante messaggio sul valore del denaro e sull’importanza dei legami familiari.