Sei persone si svegliano in prigioni di vetro, vestiti con grezze tute di panno, si guardano cercando di scorgere qualcosa oltre alla spessa oscurità che li circonda. Qualche istante dopo il buio si dissolve e compare uno sconosciuto, il suo volto sereno suscita incertezza e timore. E’ l’inizio di un incubo. Comincia così Die, thriller psicologico diretto dal canadese Dominic James che, sulla scia di SAW, mette in scena i folli giochi mortiferi di un pazzo disturbato, Jacob. La prima cosa che si nota in Die, e che ne costituisce il principale pregio, è che pur avendone le possibilità il film non scade mai nello splatter, pur mantenendo un carica violenta piuttosto alta. Questo particolare lo rende sicuramente meno appetibile per il giovane pubblico assetato di squartamenti cinematografici, ma conferisce al film la finezza psicologica che si ritrova soprattutto nella messa in scena del ‘gioco’ perverso, vero protagonista del film, e nella costruzione del personaggio del cattivo Jacob, interpretato discretamente da John Pyper-Ferguson (X-Men – Conflitto finale).

Accanto a lui un ottimo gruppo di attori (Emily Hampshire, Elias Koteas, Patricia McKenzie, Fabio Fulco) nel quale spicca, purtroppo per difetto, l’italiana Caterina Murino nel ruolo di Sofia Valenti. All’attrice si riconosce un buon lavoro dal punto di vista fisico ed estetico, ma la sua performance resta piatta, ostacolata oltretutto dalla pessima scrittura del personaggio. Buone invece la fotografia e le musiche, che contribuiscono notevolmente ad aumentare l’efficacia della storia.

Da sottolineare il coinvolgimento, nella produzione, di coraggiose forze italiane, che una volta tanto sfidano il nostro mercato e la tradizione nostrana, investendo in un film di genere (nè commedia nè dramma).

Thriller psicologico che, partendo da un presupposto commerciale, si rivela un prodotto anomalo, Die è una produzione italo-canadese che mantiene alta la tensione, riuscendo a coinvolgere lo spettatore.