El olvido que seremos recensione

Arriva a Roma nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema il nuovo film del regista premio Oscar con Belle Époque, Fernando Trueba. El olvido que seremos vuole coniugare pubblico e privato in un affresco familiare, sociale e politico della Colombia recente, mostrando un esempio di rara virtù ma anche di profonda umanità e umiltà. A interpretare il medico e attivista per i diritti umani Hector Abad Gomez, un bravissimo Javier Cámara (Parla con lei, Truman – Un vero amico è per sempre).

El olvido que seremos, la trama

Colombia 1983. Héctor Jr, Juan Pablo Urrego, studia all’università di Torino quando viene richiamato in Colombia, dove vive la sua famiglia, per la cerimonia d’addio del padre, Héctor Abad Gómez, Javier Cámara, all’insegnamento universitario. Medico impegnato in campagne di salute pubblica, insegnante ad Antiochia e noto attivista per i diritti umani, Abad Gómez è sempre stato inviso alle autorità per le sue aspre critiche al governo e alle sue politiche e viene spedito in pensionamento anticipato. Il viaggio verso casa è l’occasione per il figlio di ripensare all’infanzia a Medellín nei primi anni ’70, allo stretto rapporto col padre, alla felice vita di famiglia con la madre e le sorelle. Un periodo aureo in cui la figura del padre è stata per Héctor un punto di riferimento indiscusso. Il presente non è altrettanto roseo e mentre il clima in città si fa pesante, con uccisioni e sparizioni ad opera di gruppi paramilitari, che mirano a colpire qualsiasi forma di dissenso o opposizione sociale e politica, anche Abad Gómez è sempre più a rischio.

Héctor Abad Gómez, l’apostolo dei diritti umani

Sembra lo chiamassero così gli abitanti di Antiochia, soprattutto i meno fortunati, perché è stato il primo ad occuparsi di loro, a dire che la salute pubblica doveva essere un diritto di tutti e ad impegnarsi in prima persona affinché ciò si realizzasse: per far avere a tutti l’accesso all’acqua potabile, con massicce campagne di vaccinazione e di igiene pubblica, ma anche fornendo quando poteva, un aiuto che andava al di là della sua professione. Héctor Abad Gómez è descritto come un uomo dalla sconfinata bontà, che faceva del bene con estrema naturalezza e spontaneità. È con altrettanta facilità e naturalezza che sarà ucciso da gruppi paramilitari in una Colombia dominata dalla violenza. Attraverso le sue scelte Abad Gómez era entrato a far parte di un’opposizione libera: con la fondazione del Comitato per la difesa dei diritti umani ad Antiochia; con la sua attività di editorialista per diversi giornali del paese, in cui denunciava le condizioni di arretratezza e di mancanza delle più elementari misure sanitarie in molta parte della Colombia; con l’attività di politico nel Partito Liberale; fino alla candidatura a sindaco di Medellín per questo stesso partito.

Tuttavia, ciò che interessa a Fernando Trueba non è etichettare politicamente il personaggio. Infatti nel film – adattamento ad opera di David Trueba, fratello del regista, del romanzo El olvido que seremos, scritto dal figlio di Abad Gómez e diventato un testo di culto in America Latina – il protagonista lamenta di essere bersaglio di critiche sia da destra che da sinistra. Intento del regista è dipingere un uomo che aveva a cuore la sua professione e il prossimo e solo in virtù di questo, dei valori umani più alti, non di una appartenenza politica, si impegnava.

Un saga familiare e uno sguardo ampio alla collettività

El olvido que seremosSi potrebbe dire che il padre domina sull’attivista in questo ritratto, che si sarebbe potuto esaltare di più la lotta e l’impegno del protagonista. Non è poi così vero, Trueba trova un equilibrio tra pubblico e privato. Ed è proprio attraverso il secondo che riesce a coinvolgere lo spettatore, facendo presa anche su chi era politicamente lontano dal protagonista. Abad Gómez è un padre di famiglia premuroso e gioviale, con un rapporto privilegiato con l’unico figlio maschio, ma che adora la moglie e le figlie. La vicenda della famiglia nella prima parte del film ha toni allegri e leggeri, e il personaggio principale non può non creare empatia, grazie ad una interpretazione di grande livello da parte di Javier Cámara. La gioiosità del suo personaggio, pur costretto ad operare in contesti difficili in un paese dalle forti criticità, è contagiosa e va di pari passo con la scelta dell’immagine a colori.

Nella seconda parte domina invece il bianco e nero. In quell’universo sereno si affaccia il dolore, la scomparsa di una figlia. L’allegria dell’inizio lascia il posto a una malinconia che non impedisce però al protagonista di dedicarsi a ciò in cui crede. Cámara dà al personaggio moltissime sfumature e tocca diversi registri.

L’ultima parte, la più poetica, è quella in cui sembra essere contenuto il messaggio principale del film. Molti come Abad Gómez sono diventati eroi loro malgrado: volevano solo fare del bene alla collettività, non avevano nessun desiderio di apparire, di essere riconosciuti, non erano mossi da ambizioni personali. Il protagonista, insomma, non fa ciò che fa per essere ricordato. È questo il senso della poesia Aquì, hoy, un testo attribuito a Jorge Luis Borges, che compare nel film e contiene le parole del titolo, El olvido que seremos – l’oblio che saremo.

Tutto il cast del film offre buone prove: un gruppo di donne che si muovono quasi all’unisono intorno a Héctor  e Héctor Jr: la moglie Cecilia, interpretata da Patricia Tamayo, le figlie Mariluz, Maria Teresa Barreto, Clara, Laura Londoño , Vicky, Elizabeth Minotta, Martha, Kami Zeha  e Sol Camila Zárate. Anche i due bambini che interpretano Hector e Sol da piccoli, Nicolás Reyes Cano e Luciana Echeverry, sono molto spontanei e credibili, cosa non facile da ottenere.

El olvido que seremos è prodotto da Caracol Televisión e Dago García Producciones. Per il momento è prevista un’uscita in Francia a primavera. La speranza è di vederlo presto anche in Italia.