Nel 2004 il regista Michael Moore vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il documentario Fahrenheit 9/11, controversa opera incentrata sui presunti legami tra il presidente Bush con l’attacco terroristico dell’11 settembre. A quattordici anni di distanza, Moore presenta alla Festa del Cinema di Roma il suo nuovo film, intitolato Fahrenheit 11/9, e incentrato sulle cause che portarono all’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti il 9 novembre 2016.

Il richiamo al film che ha reso celebre Moore nel mondo è evidente. Questo nuovo film sembra essere un vero e proprio sequel, o quantomeno la documentata involuzione del mondo post 11 settembre. Le conseguenze di quel terribile evento, che ha cambiato la storia per sempre, si manifestano qui in tutta la loro pericolosità.

Provocatorio e sarcastico come sempre, il regista apre il film ripercorrendo con materiale di repertorio quella che da tutti era considerata la sicura vittoria di Hillary Clinton per la presidenza. Feste, concerti, persone entusiaste o con lacrime di gioia. Tutti a festeggiare qualcosa che era stato dato per certo dai media, ma che nella concretezza dei fatti doveva ancora essere ufficializzato.

Con lo scorrere delle immagini davanti ai nostri occhi, Moore costruisce un’atmosfera sempre più festosa. Ci si rende presto conto, e con profonda tristezza, che in realtà ci sta dando un primo, sonoro, schiaffo. Impossibile non riconoscersi in quanti festeggiavano prima del dovuto, dando per certa l’impossibilità di vincere di Donald Trump. Difficile non provare rabbia, ma soprattutto delusione e tristezza, davanti alle immagini che Moore riunisce. Egli costruisce una narrazione che rapidamente porta lo spettatore a confrontarsi con una delle più pericolose crisi della nostra contemporaneità.

#RomaFF13, Michael Moore: “Sono molto preoccupato per la situazione del cinema oggi”

Fahrenheit 11/9 è senza dubbio un film sull’ascesa di Donald Trump. Egli è il protagonista assoluto del documentario, ma è un protagonista che rimane sullo sfondo. Perché Moore decide di concentrarsi non tanto direttamente su di lui, quanto su ciò che ha portato alla sua affermazione. Ha così inizio un lungo viaggio tra gli orrori degli dell’acqua avvelenata della cittadina di Flint, Michigan, i devastanti tagli all’istruzione, dalle colpe della stampa al silenzio politico riguardo le continue sparatorie nelle scuole, per arrivare agli errori dell’amministrazione di Obama e del Partito Democratico.

Moore non si schiera, attacca tutti come solo lui sa fare, con le prove dei fatti in una mano e la voce del popolo nell’altra. Questo suo nuovo documentario è un’opera dalle numerose sfaccettature, in grado di far ridere, arrabbiare, piangere e infine di lasciare un profondo senso di paura e smarrimento nell’animo e nella mente dello spettatore. Il risultato finale sembra essere che da quel fatidico 11 settembre, l’umanità abbia venduto la propria libertà in cambio della sicurezza. Una sicurezza fittizia, da cui Moore ci mette in guardia.

A riguardo il regista decide di togliere ogni dubbio, con una sequenza di immagini decisamente esplicative. Mentre scorrono foto e video di repertorio dell’avvento dei regimi dittatoriali nel primo Novecento, udiamo parole che commentano il recente affermarsi delle politiche neofasciste e neonaziste. Audio e video, pur provenienti da epoche diverse, si sposano perfettamente in un monito in grado di far gelare il sangue.

Fahrenheit 11/9, il trailer