Il regista danese Thomas Vinterberg, celebre per film come Festen e Il sospetto, porta alla Festa del Cinema di Roma il suo nuovo film, Kursk, tratto dal romanzo A Time to Die di Robert Moore e basato sul reale incidente del sottomarino K-141 Kursk. Il film si avvale di un cast di attori europeo tra cui spiccano Matthias Schoenaerts, Colin Firth e Léa Seydoux.

 
 

Nel film Kursk il 12 agosto 2000 un sottomarino della Flotta del Nord della Marina Militare Russa subisce una serie di esplosioni interne, che lo fecero precipitare sul fondo delle acque artiche. Solo 23 dei 118 marinai a bordo sopravvissero. Nei nove giorni seguenti, i marinai lottarono per la sopravvivenza, mentre le operazioni di soccorso procedevano a rilento e i familiari si battevano contro gli ostacoli burocratici.

Come dichiarato da Vinterberg stesso, questo non vuole essere un film di denuncia, ma un’opera che pone al centro di tutto il concetto di umanità. Il regista inizia infatti con il presentarci il contesto famigliare dei marinai protagonisti, esaltandone i piccoli momenti che lo rendono tanto importante. Una volta svelata l’umanità privata dei protagonisti, possiamo dunque entrare nel freddo sottomarino, che diventa ancor più luogo claustrofobico al momento dell’incidente.

A partire dall’ottima sceneggiatura di Robert Rodat, già autore di Salvate il soldato Ryan, Vinterberg costruisce tre piani narrativi, intrecciati tra loro. Abbiamo il punto di vista dei marinai intrappolati in fondo al mare, quello delle loro famiglie che tentano disperatamente di sapere cosa stia accadendo, e quello politico, che vede la Russia più impegnata a non fare una brutta figura a livello internazionale piuttosto che salvare i propri marinai accettando aiuti esteri.

Così facendo, il regista ci offre una panoramica completa della storia, portandoci ora ad essere in apprensione per gli intrappolati, ora in profonda frustrazione per chi non riesce ad ottenere la verità. Si arriva dunque al film di denuncia, certo, ma il regista non si abbandona a del facile moralismo o sentimentalismo, intento invece a dare una lucida fotografia della situazione. Il suo interesse maggiore, e questo sarà sempre chiaro durante la visione del film, è incentrato sulla ricerca delle motivazioni che muovono i suoi personaggi. E questa ricerca dell’interiorità è certamente l’aspetto più coinvolgente del film, che si muove a partire dallo sguardo innocente dei bambini.

Allo stesso tempo Kursk non lascia fuori la componente di intrattenimento cinematografico, che al contrario è molto forte. Il film riesce così a reggersi in equilibrio tra spettacolarità visiva e impegno, toccando temi cari al regista danese. Dal nucleo famigliare, al disperato tentativo di sopravvivenza. Dalla lotta del singolo contro un potere più grande, alla paura della morte e della fine. Temi che si intrecciano tra loro per costruire una riflessione più ampia sull’importanza dell’umanità.

Certamente un film lontano dall’estetica del movimento Dogma 95, ideato da Vinterberg e Lars Von Trier negli anni novanta, ma non per questo meno importante per la filmografia del regista. Al contrario, Kursk afferma le doti registiche di Vinterberg anche su registri più spettacolari, senza perdere la propria impronta autoriale.

Kursk, il trailer