Leba, musicista e Lara, insegnante, sono due sposi che vivono nella costiera libanese. I coniugi hanno tre figli: Yara, Sarah e Ghadi. Quest’ultimo affetto dalla sindrome di down, prova ad imitare i canti di suo padre ma riesce solo ad emettere suoni indistinti che spaventano e disturbano i vicini. Non capendo il motivo di quei suoni insopportabili, la gente propone una petizione per far espellere il ragazzo e la sua famiglia dalla città. Leba non vuole accettare l’allontanamento del figlio e insieme ai suoi amici escogita un modo per far cambiare opinione ai suoi vicini.

Il paesino diventa così il palco dei più classici equivoci e viene descritto e stereotipato in maschere della commedia buffa in cui troviamo personaggi creduloni e bonaccioni che nel bene e nel male seguono le idee della massa. Il regista, forte della sceneggiatura, non si abbandona ad estetismi particolari se non a quelli della fotografia, adottando la camera fissa per cogliere tutte le azioni-reazioni dei veloci dialoghi con cui è caratterizzato il film. Di conseguenza anche il montaggio si tiene a distanza da determinati giochi temporali valorizzando invece il ritmo e le pause necessarie per punteggiare le dinamiche del paesino e far divertire il pubblico in sala.
La forza della pellicola di Dora sta nel avere uno stile di regia ben preciso e non chiudersi in un genere, anche se i tempi comici sono quelli più evidenti. Inoltre riesce a contenere l’estro del cast a sua disposizione facendo passare i vari messaggi che il film vuole valorizzare. Ciò che alla fine emerge è l’originalità della scrittura di Khabbaz che evita ogni genere di trappola sentimentale o realistica preferendo raccontare una fiaba con una potente morale e dosando con cura tutti i sentimenti di razzismo, crudeltà ma anche amore e solidarietà.
Ghadi è una piccola storia fatta di tanta bellezza, inverosimile in alcuni punti ma originale nel modo in cui è stata scritta e diretta. Pone l’accento sulle difficoltà e le perplessità di un padre con un figlio disabile ma senza mai risultare eccessivo, difatti nonostante tutte le emozioni in gioco la risata e la dolcezza sono all’ordine della sequenza.

