Gentle Monster, recensione: il dramma familiare di Léa Seydoux nel film di Marie Kreutzer – Cannes 79

Dopo Il corsetto dell’imperatrice, la regista porta in concorso un film molto più contemporaneo nelle tematiche e nella messa in scena

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Dopo l’interessante Il corsetto dell’imperatrice, che rileggeva anche in chiave parzialmente anacronistica la figura dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, la tedesca Marie Kreutzer arriva in concorso al Festival di Cannes con Gentle Monster, un film indubbiamente più contemporaneo nelle tematiche e nell’approccio scelto per raccontare una storia di dubbi e violenze che hanno a che fare col nostro presente.

Un trasloco da incubo

Lucy (Léa Seydoux) è una pianista francese che si trasferisce con il marito – un’artista austriaco – e il figlio nelle campagne vicino a Monaco, abbandonando la città dopo un apparente burnout del coniuge. Quello che dovrebbe essere un nuovo inizio si trasforma però rapidamente in un incubo quando la donna scoprirà che il marito è potenzialmente colpevole di crimini inconfessabili.

Nonostante le premesse senza dubbio interessanti e attuali, Gentle Monster fatica a emergere davvero come film oltre il suo gancio narrativo, costruendo attorno al suo mistero un’impalcatura poco credibile, a partire dalla professione della protagonista, primo tratto che ci viene fatto conoscere di lei.

Ci viene spiegato che tutta la sua produzione è volta alla decostruzione della musica pop, nello specifico il cantautorato d’amore firmato da penne maschili. Non la vediamo però mai davvero incanalare il dolore tramite la musica, rivolgersi ai suoi strumenti per rilasciare o carpire qualcosa che possa smuoverla ancora di più nell’indagine, privata e pubblica, sul marito.

Purtroppo, anche le interpretazioni soffrono di questa generica caratterizzazione, e la stessa Lèa Seydoux non appare mai credibile come madre di famiglia che sta cercando in tutti i modi di proteggere il figlio piccolo e, contemporaneamente, deve fronteggiare l’ambivalenza di ripudio e amore che prova per il marito, questo mostro gentile che avrebbe dovuto trovare maggiore profondità proprio nell’ antitesi del titolo.

La debole indagine di Gentle Monster

Purtroppo, Gentle Monster non riesce a raggiungere l’ambiguità del dubbio che faceva da filo portante di Anatomia di una caduta (Palma d’oro nel 2023 qui a Cannes), e finisce per perdere mordente soprattutto nella seconda parte, arrancando nel portare a una conclusione efficace la linea di trama principale.

Laddove la direzione di Il corsetto dell’imperatrice lasciava intravedere un talento già riconoscibile, che si lanciava anche in qualche scelta ardita, Gentle Monster non sembra un film della stessa regista.

L’impressione è quella di un racconto che avrebbe dovuto spingersi oltre, sviscerando l’identità del mostro gentile non a debita distanza ma dall’interno. A partire da quel nucleo familiare di cui, a dispetto di qualche inserto video, ci sembra conoscere davvero poco.

Gentle Monster
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Sommario

L’impressione è quella di un racconto che avrebbe dovuto spingersi oltre, sviscerando l’identità del mostro gentile non a debita distanza ma dall’interno.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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