Grandi Bugie tra Amici recensione

Sequel di Piccole Bugie tra Amici, Grandi Bugie tra Amici, al cinema dal 12 settembre, è il nuovo film di Guillaume Canet che torna alla regia dopo la battuta d’arresto di Blood Ties, del 2013. Il titolo infelice italiano si ricollega a quello del primo film, sempre in italiano e anch’esso malamente tradotto, lasciando intendere una rete di segreti nel gruppo di protagonisti, premessa disattesa dal racconto, che procede su altri binari.

Come nel primo film, anche in questo caso questo gruppo di vecchi amici si ritrova nella casa sul mare di uno di loro per le vacanze. Questa volta però la loro è quasi un’imboscata all’amico più anziano, perché si tratta di organizzare una festa a sorpresa per i suoi 60 anni e di ricucire un’amicizia che si era spezzata, per litigi molto violenti, tre anni prima. A distanza di otto anni, gli amici sono invecchiati, si sono allontanati, vivono una fragilità tutta nuova e anacronistica, fuori dalla loro età.

Canet è sempre stato abituato a lavorare con un gruppo di amici, attori di prima categoria in Francia e noti in tutto il mondo, per non parlare di Marion Cotillard, sua moglie nella vita reale e che spesso lui dirige. Questa volta però il regista e attore si concentra troppo sulla nostalgia, non solo quella degli amici che sono pieni di rimpianti, ma sembra anche la sua verso un passato più vivo, forse più promettente.

Se il primo film era molto centrato sui rapporti di amicizia, sulle dinamiche che tenevano in equilibrio il gruppo, priorità di ognuno, la vita, il tempo, i figli, tendono a disperdere questa unità, che ormai è raccontata più per singole storie che si intrecciano con quelle degli altri, che come dimensione collettiva, che poi era il punto forte e di maggiore interesse delle “piccole bugie”.

In questo caso, i nostri protagonisti agiscono in maniera impulsiva, violenta, sconclusionata, sono immaturi e non sono in grado di gestire le proprie vite, figurarsi avere cura dei figli che si ritrovano, i quali chiedono attenzione e pazienza, cura, come ogni figlio. Le famiglie, allo stesso modo, si sfaldano, si aprono, si arricchiscono, non sono più tradizionali e si aprono a nuove possibilità, ma questo quadro così chiaro della società si scontra con l’immaturità cronica dei personaggi, in più di una occasione inverosimili.

Divertente e con alcuni momenti intelligenti che mettono in evidenza la complicità, anche nella vita reale, tra interpreti e regista, Grandi Bugie tra Amici non replica la bellezza del primo film, diventandone la copia stanca e male invecchiata.

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