Hereafter recensione

Hereafter è il film del 2011 diretto da diretto da Clint Eastwood, e basato su una sceneggiatura di Peter Morgan. Protagonisti sono Matt DamonCecile De France e Bryce Dallas Howard.

Tre storie parallele, quella di Marie (Cecile De France), una giornalista francese colpita dallo tsunami in Indonesia, di George (Matt Damon) un operaio americano che ha un dono, quello di stabilire un contatto con chi vive nell’aldilà e di Marcus (George McLaren), un ragazzino londinese che ha visto morire suo fratello gemello Jason (Frank McLaren). Tre personaggi che hanno avuto una relazione con la morte e che ora cercano ossessivamente delle risposte.

Marie, che è stata travolta da un’onda anomala, è entrata in contatto con l’aldilà, ha visto e sentito qualcosa: era come se fosse sospesa nel tempo e nello spazio in un mondo di luce in cui è assente la forza di gravità. Marie prova a comunicare le sue sensazioni al fidanzato e al suo editore ma da loro è respinta e subito alienata. Così passa dalle “stelle alle stalle” solo per voler esprimere una sua verità che forse ai più scettici risulta scomoda. George invece conosce bene l’aldilà, a causa di un lungo e complicato intervento per guarire da una malattia quando era bambino, si ritrova con il dono di comunicare con l’altro mondo.

Teneva delle sedute, era un sensitivo affermato, ma poi decise di chiudere e di nascondere a tutti la sua capacità, perché l’ostilità e il contatto continuo con la morte non gli permettevano di vivere ed era costretto alla solitudine. Marcus è un ragazzino dolce e premuroso nei confronti della madre tossicodipendente, viveva in simbiosi con suo fratello gemello, Jason, finché quest’ultimo, per fatalità morì investito da un’auto. Da quel momento in poi è affidato a una famiglia e inizia a vivere nel ricordo del gemello, cercando ossessivamente un contatto con lui.  Va alla continua ricerca di sensitivi ma scopre un mondo di ciarlatani che guadagnano sulle disgrazie altrui.

Hereafter tra thriller e action 

Un giorno, per caso, alla “London Book Fair” i tre protagonisti s’incontrano, Marie è riuscita a trovare un editore inglese per il suo libro sull’aldilà, intitolato Hereafter, e sta leggendo alcune pagine alla presentazione, George, incuriosito, si avvicina e si fa firmare il libro, stabilendo subito un contatto privilegiato con la scrittrice. Marcus che si aggirava per la fiera lo riconosce e lo insegue per avere una seduta. George inizialmente si rifiuta ma poi cede all’ostinazione del ragazzino. Così Marcus ha finalmente modo di comunicare con suo fratello, scoprendo che Jason è ancora vivo ma abita un altro mondo, quello che si trova oltre la morte. Hereafter è un film che non delude grazie ad un ottimo cast di attori, in particolare Matt Damon che conferma la sua bravura, e una scenografia realistica, palpabile curata da James J Murakami che descrive e intreccia le location: Parigi, Londra, Hawaii e San Francisco.

Assenza di tempo, moto e gravità, un senso di onnipotenza e di onnipresenza. Con queste parole Eastwood e lo sceneggiatore Peter Morgan (Frost/Nixon, The Queen) ci esprimono la sensazione di chi ha avuto esperienza dell’aldilà. Il regista ha avuto la grande capacità di raffigurare, in un film perfettamente inserito nella tradizione classica del cinema americano, l’immaginazione di un mondo ultraterreno con la grazia di un pittore surrealista e di un poeta spirituale.

Un film quello di Clint Eastwood che ci lascia con un grande punto di domanda, cosa c’è dopo la vita? Il regista americano con Hereafter, affronta per la prima volta il delicato tema dell’ultraterreno e lo fa privo di preconcetti, senza inculcarci risposte; il suo aldilà non ha nulla di religioso ma è il risultato della fantasia di un artista che s’interroga personalmente, offrendoci una verità provvisoria che ci stimola a riflettere, perché “La morte è solo un punto di partenza”.