Hope, recensione: la follia aliena di Na Hong-jin – Cannes 79

Dimenticate The Wailing: qualsiasi cosa vi aspettereste da Na Hong-jin, il suo Hope è la sorpresa shock del Festival

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Da Na Hong-jin, regista di The Chaser e The Wailing, ci si poteva aspettare di tutto. Prima della proiezione al Festival di Cannes, del suo Hope si sapeva soltanto che sarebbe stato ambientato nella zona demilitarizzata tra le due Coree, dove venivano rinvenute delle creature sconosciute. Nessuno, però, poteva mai prevedere che il film presentato in concorso fosse un monster movie nel senso più puro del termine, tanta azione e pochissima o nulla stratificazione, con una pessima CGI e una gestione del ritmo semplicemente in disaccordo con l’incedere e la stratificazione perfetta che aveva caratterizzato The Wailing.

L’invasione aliena che non potete prefigurarvi

I rinforzi sono stati dirottati per fronteggiare gli incendi che stanno devastando la zona, mentre ogni forma di comunicazione è ormai interrotta. Isolati e senza possibilità di chiedere aiuto, il capo del posto di polizia di Hope, Bum-seok, e l’agente Sung-ae si ritrovano a difendere un villaggio abitato quasi soltanto da anziani.

Nel frattempo, sulle montagne, Sung-ki e gli abitanti del posto partiti sulle tracce della bestia scoprono troppo tardi di non essere più i cacciatori, ma le prede. Quella che nasce come una catena di ignoranza, paura e sottovalutazione del pericolo si trasforma progressivamente in una catastrofe, alimentata dai conflitti umani fino ad assumere i contorni di una tragedia dalle proporzioni quasi cosmiche.

L’inserimento di volti americani tra le fila di un cast sudcoreano avrebbe potuto suggerire una scelta ingegnosa da parte di Na Hong-jin, del tipo far loro interpretare le creature aliene che invadono il paesino che dà nome al titolo. In effetti, questo è proprio il ruolo da loro interpretato, non fosse che, al posto di rappresentarli come figure “umane” – guizzo ancora più inquietante, che avrebbe restituito anche i sottotesti razzisti tanto cari al regista – sono mostri a metà tra la grafica vecchio stile del tipo PS2 e avatar – tra enormi virgolette – prelevati dalla filmografia di James Cameron.

Un’idea di cinema che potrebbe conquistare spiazzando

Come al solito, i poliziotti sono figure per nulla risolutive, burlesche che, nella totale impreparazione in cui si ritrovano di fronte a un fenomeno cosmico, devono improvvisare e atteggiarsi quasi a eroi hollywoodiani. Se il percorso di trama avesse seguito altre rotte, indubbiamente sarebbe stata una critica sociale interessante, ma tutto crolla di fronte a un rovente passo action che non lascia spazio ad alcun tipo di approfondimento.

Perfetto come visione di mezzanotte, Hope è la scelta “shock” del concorso di Cannes, una follia aliena irrefrenabile che non è di certo ciò che ci aspettavamo di vedere, ma potrebbe conquistare spiazzando.

2.5

Sommario

Perfetto come visione di mezzanotte, Hope è la scelta “shock” del concorso di Cannes, una follia aliena irrefrenabile che non è di certo ciò che ci aspettavamo di vedere, ma potrebbe conquistare spiazzando.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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