IDOLI – Fino all’ultima corsa: recensione del film di Mat Whitecross

Una storia di cadute e risalite, di asfalto e passioni: la produzione italo-spagnola di Mat Whitecross approda al cinema il 19 marzo.

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“Le persone mi descrivono in molti modi, io lo faccio con una parola: “putilla”. In spagnolo significa piccolo bastardo, una persona che cerca sempre di trovare il limite e giocarci. Sono così: mi piace giocare con il limite.” ha dichiarato Marc Márquez in un’intervista a motogp.com. Proprio questa affermazione restituisce con efficacia il senso profondo di Idoli – Fino all’ultima corsa, il film di Mat Whitecross, che porta sul grande schermo l’adrenalinico universo della MotoGP. Attraverso la storia del giovane Edu, il film costruisce una narrazione che intreccia sport e rivalità, successi e sconfitte, affetti e sacrifici, restituendo il ritratto di un mondo in cui il desiderio di superare se stessi, coincide costantemente con il rischio della caduta.

Il conflitto come motore della storia

Il film si apre con Edu Serra (Óscar Casas), che viene cacciato dal circuito dopo una furiosa lite con il team manager. Un inizio che definisce immediatamente il temperamento del protagonista: Edu ha talento, ma non riesce a governare la propria rabbia e finisce per trasformare il conflitto nella sua principale forza motrice, tanto in pista quanto nella vita. A offrirgli una nuova possibilità è Eli Gusman (Enrique Arce), team leader dell’Aspar Team in Moto2, che gli impone però una condizione: Edu dovrà farsi allenare dall’ex campione del mondo Antonio Belardi (Claudio Santamaria), nonché suo padre.

Questa collaborazione forzata è causa di ulteriori conflitti; riapre fratture mai sanate e alimenta nuove tensioni, arrivando ad essere d’impedimento anche nella relazione che Edu ha intrapreso con l’affascinante tatuatrice Luna (Anna Mena), l’unica presenza che sembra capace di di far emergere il lato vulnerabile del giovane pilota. Tra appuntamenti rubati, scommesse perse e momenti di dolcezza, Luna si inserisce delicatamente nelle complesse dinamiche della vita di Edu, regalando un tocco romantico a una narrazione che mantiene il suo punto focale sulla pista.

Il conflitto, tuttavia, non resta confinato alla dimensione familiare e personale. È in pista che trova la sua espressione più violenta, attraverso la rivalità con gli altri piloti, pronti a provocare e sminuire Edu. Tra questi spicca il compagno di squadra Gianni Baltelli (Saul Nanni), che percepisce immediatamente il talento di Edu come una minaccia. La tensione tra i due cresce fino all’ultima gara del campionato, quando un contatto in pista li porta entrambi fuori dal tracciato, con gravi conseguenze fisiche. Quello che sembra segnare la fine di una carriera si trasforma invece in una possibilità di riscatto, aprendo per Edu la strada verso il sogno coltivato fin da bambino: diventare un pilota di MotoGP.

Il rapporto padre-figlio

Cortesia Warner Bros – Foto di ©Manolo Pavón

Tra i nuclei tematici della pellicola emerge il difficile rapporto tra Edu Serra e suo padre, Andrea Belardi. Ex campione del mondo della MotoGP, Belardi è stato il primo vero idolo di Edu: la figura che ha acceso in lui la passione per la velocità e per la pista, spingendolo a inseguire lo stesso destino sportivo. Ma le cose cambiano quando la carriera di Belardi subisce una svolta drammatica: durante una gara finisce fuori pista insieme ad un giovane pilota che, a causa dello scontro, perde tragicamente la vita. Travolto dal senso di colpa, l’uomo si rifugia nell’alcol e si allontana progressivamente dalla famiglia, lasciando Edu a confrontarsi con un senso di abbandono sempre più difficile da colmare, acuito ulteriormente dalla morte della madre a causa di una malattia.

Tu non sei mio padre e io non sono tuo figlio” afferma Edu, costretto ad accettare di essere allenato dal padre. Eppure, nonostante le evidenti tensioni, il lavoro che portano avanti insieme sembra funzionare. Belardi punta a costruire un campione e per essere un campione il talento non basta: serve studiare, essere costanti e tenere saldo tanto il corpo quanto la mente. Il percorso di allenamento alterna così esercizi più tradizionali a metodi inattesi, come la costruzione di complessi set Lego e le lezioni di salsa. Gradualmente, Edu passa dall’essere un ragazzo irrequieto e incapace di gestire la propria rabbia a un pilota più consapevole, capace di bilanciare istinto e ragione.

La coppia formata da Óscar Casas e Claudio Santamaria sul grande schermo funziona. Nonostante una somiglianza fisica solo relativa, i due riescono a restituire un conflitto padre-figlio credibile, carico di tensioni e non detti, ma punteggiato anche da momenti di leggerezza, che strappano agli spettatori qualche risata.

Un esempio di sportività

Lo sport è competizione, questo è risaputo. Esiste però una linea sottile che separa la sana rivalità dall’ossessione di voler vincere a ogni costo. Nel film questa dinamica emerge chiaramente nel rapporto tra Edu e il suo principale rivale, il compagno di squadra Gianni Baltelli.

Gianni non riesce ad accettare l’idea di essere superato dall’ultimo arrivato nel team, e la tensione tra i due cresce sfida dopo sfida. Proprio questa rivalità esasperata li conduce al drammatico incidente durante l’ultima gara del campionato, che finisce per costringere entrambi a un letto d’ospedale. Edu riesce a cavarsela con qualche mese di fisioterapia, mentre per Gianni la situazione è molto più grave: il suo quadro clinico gli impedirà di continuare a correre in MotoGP.

Nel frattempo Edu deve affrontare anche una delusione personale: Eli lo abbandona, convinto di non poter aspettare i tre mesi di riabilitazione necessari per il suo recupero. Quando tutto sembra perduto, arriva però una svolta inattesa. Gianni decide di incontrare Edu, accetta le sue scuse e, dando un grande esempio di sportività e maturità, gli offre il proprio posto in MotoGP.

D’altro canto Eli, interpretato da Enrique Arce, finirà per pagare il prezzo della sua slealtà. L’attore, divenuto celebre grazie al ruolo nella serie La casa di carta, interpreta ancora una volta un personaggio ambiguo e opportunista, sempre pronto a cambiare bandiera in base alla convenienza. Tuttavia, la scelta di voltare le spalle a Edu si rivelerà un errore: averlo sostituito, alla fine, gli costerà il posto di lavoro.

Tra finzione e realtà

Cortesia Warner Bros – Foto di ©Manolo Pavón

Idoli – Fino all’ultima corsa è un film che tenta di portare sul grande schermo il mondo della MotoGP, uno sport che fino ad oggi è stato poco rappresentato al cinema. Nel corso degli anni sono stati realizzati diversi film dedicati alla Formula 1, anche di recente, come F1 e Rush. Proprio per questo sarebbe interessante vedere il cinema esplorare più spesso anche l’universo delle due ruote, altrettanto ricco di adrenalina, rivalità e storie umane.

Il film è una ricostruzione perfetta di questo sport? Sicuramente no. I veri appassionati della MotoGP potrebbero notare alcune imprecisioni tecniche o dettagli poco realistici. Tuttavia la pellicola non sembra voler puntare su una ricostruzione impeccabile: il suo obiettivo principale è avvicinare un pubblico nuovo a questo mondo, trasmettendo le emozioni e l’adrenalina che solo una moto lanciata a oltre 300 km/h può far provare.

Molte scene sono state girate sullo sfondo del vero campionato, permettendo al cast di vivere in prima persona l’atmosfera del paddock e di trovarsi a stretto contatto con i veri idoli della pista. Tra piloti e meccanici, non poteva mancare anche un cameo di Marc Márquez, la cui presenza aggiunge un ulteriore tocco di autenticità alla storia.

Dalla metà del film in poi le riprese di gara diventano sempre più spettacolari e mozzafiato, riuscendo a tenere lo spettatore incollato allo schermo a ogni curva. Impressionante anche il lavoro degli stunt, veri piloti che hanno dimostrato grande abilità in pista, soprattutto nelle complesse sequenze di caduta. Una nota di merito, infine, alla colonna sonora, che accompagna efficacemente i momenti di maggiore tensione e contribuisce a rendere ancora più coinvolgente l’esperienza del film.

Idoli – Fino all’ultima corsa
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Sommario

Motori al limite, orgoglio e desiderio di riscatto: un film che intreccia adrenalina ed emozioni, in cui ogni curva può riscrivere il destino

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