il meglio deve ancora venire

Arriva in sala dal 17 settembre il nuovo lavoro di Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière, registi di Cena tra amici, la scoppiettante commedia corale che era stata un successo del 2012, tratta dalla pièce teatrale scritta dagli stessi autori, Le Prénom, che aveva dato luogo anche ad una versione italiana molto apprezzata: Il nome del figlio, di Francesca Archibugi.

 

I due registi tornano dietro la macchina da presa dopo essere stati autori di teatro e di numerose sceneggiature per il cinema. Scelgono di nuovo Patric Bruel, che era stato tra i protagonisti di Cena tra amici, e vi affiancano, lavorandovi per la prima volta, uno dei più noti volti della commedia francese contemporanea, Fabrice Luchini – ha lavorato tra gli altri con Éric Rohmer, Claude Lelouch e Patrice Leconte. Con Bruel ha condiviso un progetto cinematografico molti anni fa (P.R.O.F.S di Patrick Schulmann). Si dà vita così a una commedia sull’amicizia, la morte e la vita. Tre elementi che erano stati al centro di altri efficaci lavori cinematografici come lo spagnolo Truman – un vero amico è per sempre con la coppia Ricardo Darín e Javier Cámara. Anche questo aveva trovato un adattamento italiano in Domani è un altro giorno, protagonisti Marco Giallini e Valerio Mastandrea.

Il meglio deve ancora venire, la trama

Arthur, Fabrice Luchini, e César, Patric Bruel, sono amici dai tempi della scuola. Quando, per caso, Arthur scopre che César ha un cancro all’ultimo stadio, non sa come dirglielo ed è talmente in ansia che, nel momento fatidico, si confonde e lascia intendere all’amico di essere lui il malato terminale. Anche perché César gli ha appena detto di essere al settimo cielo e che sta per diventare padre. Da quel momento César si trasferisce da Arthur e i due decidono che insieme cercheranno di esaudire i desideri reciproci e di vivere la vita mettendosi realmente in gioco, fino all’ultimo giorno che gli resta da condividere. Tra equivoci, dolore e risate, saranno sorpresi da imprevisti e nuove scoperte.

Delaporte e De La Patellière omaggiano la commedia francese anni ’70

Sono gli stessi registi ad aver dichiarato di aver fatto riferimento alla commedia francese anni ’70 ed in particolare a registi come Francis Veber – il suo  La capra con Gerard Depardieu e Pierre Richard – e l’Yves Robert di Certi piccolissimi peccati, protagonista Jean Rochefort. Per quel che riguarda gli attori che avevano in mente mentre elaboravano il progetto del film, i riferimenti vanno da  Yves Montand  – il nome César è un omaggio all’omonimo personaggio interpretato da Montand in E’ simpatico ma gli romperei il muso di Claude Sautet – appunto a Rochefort. Non manca poi la commedia all’italiana e quella commistione di comicità, amarezza e anche tragedia, tipiche del genere. Su tutte, il capolavoro di Dino RisiIl sorpasso, con uno straordinario Vittorio Gassman, che però non sarebbe stato così efficace senza il suo contraltare Jean-Louis Trintignant. Ecco, dunque, chiarirsi l’idea di commedia amara, che si nutre di contrasti, a cui pensavano Delaporte e De La Patellière quando hanno immaginato il film. I due cercavano perciò una coppia di attori che fosse il più possibile esplosiva, ricca di sorprese.

Due penne raffinate e puntuali con qualche soluzione un po’ troppo facile

La ricerca della verità, della spontaneità è un cardine del lavoro, che traspone in parte il forte legame d’amicizia tra i due registi e prende spunto anche da reali problemi di salute patiti da Matthieu Delaporte. Nel mettere a punto la sceneggiatura, i due hanno cercato un costante equilibrio tra commedia e dramma, con la dominante della commedia, ma con frequenti cambi di tono. Loro stessi affermano che si tratta di “un film sulla parola”, su ciò che viene detto o non detto, sull’idea di proteggere le persone a cui si vuole bene, dicendo o non dicendo qualcosa. I dialoghi sono efficaci, in un continuo botta e risposta dei protagonisti, due anime complementari. Questo, unito alla bravura degli interpreti e alla loro facilità nel passare dal registro comico al drammatico e vice versa, fa si che il lavoro sia godibile ed abbia un buon ritmo. 

Tuttavia, da due penne raffinate come Delaporte e De La Patellière, ci si poteva aspettare qualcosa di più nel costruire il dipanarsi della vicenda, che sa sorprendere con un twist nella trama, portatore di un cambio di prospettiva e di un supplemento di riflessione, ma nel finale scivola verso alcune soluzioni un po’ troppo facili, dissonanti rispetto allo spessore e all’approfondimento sui legami e le relazioni umane fondanti della vita che gli autori avevano dimostrato nel resto della pellicola. In particolare, risente di ciò l’evoluzione del rapporto fra César e il padre, interpretato da Jean-Marie Winling, come quella della relazione tra Arthur e Randa, Zineb Triki, che lo accompagna in questo percorso nella malattia.  Sorprende invece.

Una buona alchimia tra gli interpreti   

Colonna portante del film è il cast, ben assortito e dove tutti appaiono in parte. L’alchimia della coppia Luchini-Bruel funziona e riesce a dare vita a un fecondo contrasto tra la vitalità quasi infantile del personaggio di Bruel e la prevedibilità timorosa, ma anche rigorosa e affidabile di Arthur. Anche le interpreti femminili danno il loro contributo. Zineb Triki interpreta con sensibilità e inaspettata levità il personaggio di Randa, mentre Pascale Arbillot è una buona Virginie, grande amore, finito, di Arthur e ora sua affettuosa amica, oltre che madre della loro figlia Julie, Marie Narbonne.

Nella colonna sonora di Jérome Rebotier spiccano i brani dei Cure e dei Pink Floyd, che ben accompagnano la spensieratezza del personaggio di Cesar. Il meglio deve ancora venire resta una commedia piacevole che riesce a far sorridere della morte con la scanzonata vitalità e le inattese goffaggini dei suoi protagonisti, celebrando la vita e l’amicizia nelle forme più semplici e autentiche.

Il meglio deve ancora venire, il trailer