Il documentario Il mio amico in fondo al mare, titolo originale My Octopus Teacher, con la regia di Pippa Ehrlich e James Reed, disponibile su Netflix dal 7 settembre 2020, racconta la storia tra il regista Craig Foster e il suo amico polpo. Il film ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar, una candidatura ai BAFTA, una candidatura ai Directors Guild e una candidatura ai Producers Guild.

Il mio amico in fondo al mare: la trama

Il mio amico in fondo al mare parte dalla decisione di Craig Foster di ritirarsi nella sua casa in Sud Africa, dopo un periodo di forte pressione psicologica, che lo ha lasciato a terra. Foster si propone di combattere l’incalzante depressione con una passione coltivata da sempre: le immersioni in apnea. Il lasciarsi travolgere dalle bellezze recondite dell’oceano sarà l’occasione giusta per un evento da incorniciare: l’incontro con un semplice esemplare di polpo femmina cambierà infatti la vita del documentarista, suggellando un rapporto d’amicizia commovente e assolutamente autentico.

Un viaggio alla scoperta della parte più intima del nostro Io

Il mio amico in fondo al mare è un viaggio di riscoperta di sé stessi, di riconnessione con la parte più profonda del nostro Io; un iter di immersione e riemersione dalle acque ma anche dai turbamenti interiori di Foster, immerso in un contatto d’amicizia autentico con il polpo. La storia raccontataci non si limita all’impianto da documentario, che rimane piuttosto una cornice, ma pone il focus su un evento fortuito che entrerà a far parte in maniera preponderante e prepotentemente nella vita di Foster. Ogni piccola scoperta sulle abitudini di vita del polpo generano in Foster stupore e ammirazione, per quanta forza e intelligenza possano risiedere nel nuovo conoscente marino. Foster e l’animale si lasciano amare e coinvolgono lo spettatore in un viaggio interiore piuttosto emozionante.

Riprese magistrali di scorci marini e fondali cristallini sono lo sfondo di questa storia mirabolante, cosi incredibile nella purezza con cui dipinge il rapporto tra un essere umano e un esemplare marino. È la voce di Foster a guidarci durante il docu-film, voce del suo Io particolare ma che assurge a voce universale; immersione non solo fisicamente nel mondo marino per ripotarci le sue parvenze più naturalistiche, ma anche viaggio alla scoperta di sentimenti profondi, animi puri, di cosa si cela internamente, di tutto ciò che in superficie non sarebbe mai emerso.

“Molte persone dicono che un polpo è come un alieno. Ma la cosa strana è che, man mano che ti avvicini a loro, ti rendi conto che sei molto simile a lui, in molti modi. Stai entrando in questo mondo completamente diverso, una sensazione così incredibile, e ti senti come se fossi a un passo da qualcosa di straordinario”: dice Foster relativamente all’animale da lui incontrato. Giochi di luce, riprese mozzafiato, le sonorità marine: sono tutti elementi che incantano lo spettatore di Il mio amico in fondo al mare, che rimane estasiato di fronte alla consapevolezza di quanto la natura può regalarci.

Il mio amico in fondo al mareIl racconto parte da una dimensione fiabesca, suggerendoci che “Tutto è cominciato un giorno di tanto tempo fa”, trascinandoci in una dimensione altra, che scopriremo essere in realtà più vicina a noi di quanto ci saremmo mai aspettati. Il legame tra l’uomo e il cefalopode cresce di giorno in giorno davanti agli occhi increduli e incantati dello spettatore, che fa silenziosamente un passo indietro per poter ammirare la magnificenza della natura e dei regali che può donarci.

Il mio amico in fondo al mare: la realizzazione

Il mio amico in fondo al mare, ha richiesto dieci anni per essere realizzato. Con temperature dell’acqua fino a 7 gradi Celsius, Foster si è immerso ogni giorno per un anno intero, senza muta o attrezzatura, nel gelido oceano Atlantico. Le riprese subacquee hanno richiesto 3.000 ore di riprese e filmati, direttamente girate sulla costa False Bay, nella foresta di Kelp in Sud Africa. Dopo la realizzazione del film Craig Foster ha fondato Sea Change Project, una comunità di scienziati, narratori, giornalisti e registi dediti alla preservazione delle ricchezze marine. “Raccontiamo storie che connettono le persone alla nostra casa sottomarina – The Great African Seaforest. Il nostro lavoro sta motivando scienziati, responsabili politici e individui a impegnarsi in modo significativo per la natura e proteggere i nostri oceani”.

Il mio amico in fondo al mare ci dà la possibilità di ristabilire un contatto con la natura e con noi stessi, attraverso i movimenti morbidi e sinuosi della macchina da presa, i paesaggi subacquei dai colori mesmerici e abitati da creature meravigliose. Un’atmosfera calma e serena fa da padrona all’intera visione: un film sospeso in una bolla atemporale, dove lo spettatore, così come il protagonista, può rifuggire dal caos della vita abitudinaria. In fondo al mare potremmo essere capaci di immergerci in sfide all’apparenza insensate o invincibili, che però ci offrono la possibilità di ritrovare l’armonia e la serenità perse da tempo. Il messaggio fondamentale di Il mio amico in fondo al mare è che ogni essere umano deve necessariamente fare un passo indietro rispetto alla maestosità della natura, di fronte alla quale l’uomo capisce di non essere poi così intelligente quanto crede. Ogni angolo della natura può insegnarci qualcosa e noi, in quanto non solo ospiti, ma parte integrante del nostro pianeta, dovremmo darle il rispetto che merita, come il titolo originale “My octopus teacher”, mette in evidenza.