Arriva al cinema distribuito da Moviemax Il Potere dei Soldi, il film diretto da Robert Luketic. In Il Potere dei Soldi Adam Cassidy (Liam Hemsworth) è un prodigio dell’informatica sottoimpiegato in una grossa società di telecomunicazioni. Come l’amico fraterno Kevin (Lucas Till) ha solo due preoccupazioni in testa: mettere a punto un progetto rivoluzionario che gli consentirà il salto nell’iperuranio dei ricchi dirigenti dell’azienda e sbarcare il lunario per arrivare senza debiti alla fine del mese. Il ragazzo, infatti, viene da Brooklyn, il lato povero della Grande Mela, quello in cui le persone, per sopravvivere, devono passare l’esistenza a spaccarsi la schiena correndo anche il rischio di vedersi tolta la copertura assicurativa una volta contratta una malattia cronica, quello da cui fuggire il più velocemente possibile. L’occasione tanto agognata per presentare il sudato progetto alla fine arriva, ma il  colloquio con il potente Presidente della compagnia, Nicolas Wyatt (Gary Oldman), è un insuccesso tale che Adam, insieme ai suoi amici, viene licenziato in tronco.

Il Potere dei Soldi recensione film

Diretto da Robert Luketic su sceneggiatura di Jason Hall e Barry L. Levy, Il Potere dei Soldi, sebbene pregevole nelle intenzioni di criticare un mondo in cui squali oltremodo ambiziosi divorano tutto e giovani straordinariamente intelligenti non ottengono nulla, è un film che funziona a stento. La fotografia di una società iniqua e squilibrata, uno dei punti di forza della pellicola,  viene purtroppo relegata sullo sfondo, mentre in primo piano si susseguono una storia d’amore totalmente gratuita tra il protagonista e una collega, un gioco di spionaggio noioso e, soprattutto, un percorso di crescita dai toni paternalistici al limite del sopportabile. Un vero peccato, perché il tema della disuguaglianza sociale e quello del rapporto tra potere e dispositivi elettronici portatili, guinzagli tanto invisibili quanto efficaci, sono i due aspetti chiave del film. Solo quando da un’inquadratura all’altra si rincorrono immagini di personaggi sotto vigilanza continua, vittime di telecamere nascoste, di chip nei telefonini, di gps attivati da remoto, di social network confessionali, emerge il lato intrigante de Il Potere dei Soldi.

Gli sceneggiatori, però, nonostante in un primo tempo tentino un approccio costruttivo a spinose questioni contemporanee, come la sparizione della privacy o l’uso di internet e dei cellulari come strumenti di controllo, non dimenticano che il lungometraggio di Luketic deve essere in primis un prodotto d’intrattenimento e quindi lasciano presto perdere ogni polemica. Gli effetti speciali per mostrare una città in rapido e continuo cambiamento e un bel lieto fine ad accontentare tutti al di qua e al di là del ponte di Brooklyn sono forse il segno più tangibile e deludente di questa, discutibile, scelta.