Immortals recensione
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Arriva finalmente al cinema l’atteso film Immortals diretto da Tarsem Singh e con protagonisti Henry Cavill, Freida Pinto, Mickey Rourke e John Hurt.

 
 

Il brutale e sanguinario Re Iperione e il suo feroce esercito stanno devastando la Grecia, demolendo tutto quello che trovano sul loro cammino con spietata efferatezza. I villaggi continuano a cadere di fronte alle legioni di Iperione e ogni vittoria lo porta un passo più avanti verso il suo obiettivo: risvegliare il potere dei Titani per conquistare gli dei dell’Olimpo e tutta l’umanità. Sembra che nulla sia in grado di fermare il malvagio re dal diventare il padrone indiscusso del mondo, fino a quando un semplice uomo di nome Teseo giura di vendicare la morte della madre, avvenuta durante uno degli attacchi di Iperione. Quando Teseo incontra l’Oracolo della Sibilla, Fedra, questa viene convinta dalle sue inquietanti visioni sul futuro del giovane a sostenerlo, poiché lui avrà un ruolo fondamentale per fermare questa distruzione.

Partendo da una solida base mitologica, Immortals racconta la storia di Teseo, rimaneggiandola, mescolando pura azione e tanta avanguardia tecnologica alle figure di uomini, oracoli e divinità, un po’ ciò che in precedenza era già accaduto e che va tanto di moda a Hollywood in quest’ultimo periodo. Il film come prevedibile è cosparso di effetti digitali e ricostruzioni scenografiche computerizzate che fecero il successo di 300 ma che in quest’ultima opera diventano quasi una caricatura ai limiti del ridicolo, compiacendo se stessi e i suoi artefici. Di 300, opera che seppur estremizzata nella sua natura eccentrica ben si sposava con le tematiche spartane, rimane be poco, se non i soli produttori. Tarsem Singh non è certo Zack Snyder e questo lo si capisce dai primissimi minuti di film. A distanza di quasi dieci anni (primo film The Cell e dopo The Fall) ritorna al grande schermo, e lo fa con una pellicola che ha nelle fondamenta alcuni limiti.

Immortals film

Le ambientazioni e tutta la messa in scena si sposa pochissimo con la storia, appesantita qua e la da una riscrittura tediosa e per certi aspetti presuntuosa. L’elemento che emerge dalle ceneri e che salva un po’ la baracca è la componente di epicità che si respira per tutto il film, quell’elemento che mancò in precedenza a Thor. Il film è epico nei toni e nel suo virtuosismo, ma questo non basta per fare una buona pellicola. Altra nota positiva è il cast, composto da interessanti nuove leve del cinema americano, su tutti il protagonista Henry Cavill (prossimo Superman proprio nel film di Snyder) e veterani del grande schermo come Mickey Rourke e John Hurt.

Pur effettuando un ulteriore tentativo di far rivivere in malo modo la mitologia greca, la pellicola di certo si presterà abbondantemente a intrattenere e divertire il grande pubblico. Nota negativa da sottolineare è il 3D, futile espediente economico e fastidioso, se non nelle ultimissime battute del film.

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