Nello stesso giorno in cui The Mandalorian and Grogu arriva al cinema, portando i protagonisti della serie The Mandalorian sul grande schermo con un lungometraggio, anche la serie Jack Ryan compie il grande salto, non verso lo schermo cinematografico ma verso il lungometraggio. La sua casa rimane sempre Prime Video, che dopo aver accolto le quattro stagioni della serie tratta dai romanzi di Tom Clancy, da dunque ora il benvenuto a Jack Ryan: Ghost War.
Nuovamente interpretato da John Krasinski, qui anche sceneggiatore insieme a Aaron Rabin (mentre la regia è affidata ad Andrew Bernstein), il film si configura a tutti gli effetti come un sequel di quanto avvenuto nella serie, funzionando però a suo modo anche come film a sé stante, permettendo così anche a nuovi spettatori di potersi avvicinare alle gesta del personaggio. Proprio come avviene per The Mandalorian and Grogu, tuttavia, anche questo film dimostra di avere poco da aggiungere al suo universo narrativo, intrattenendo sì, ma lasciando anche la sensazione di un’opera poco ambiziosa.
La trama di Jack Ryan: Ghost War
Jack Ryan (John Krasinski), allontanatosi dalla vita spericolata condotta come agente della CIA, viene di nuovo ingaggiato dal vicedirettore James Greer (Wendell Pierce) per una nuova missione, sospesa tra Londra e Dubai. Dopo anni, un’unità di operazioni segrete ormai rinnegata – nata post 11 Settembre – punta infatti a generare il caos, con il pretesto di portare ordine e controllo in un contesto globale sempre più indecifrabile. Per stanarla e neutralizzarla, Jack torna dunque a far squadra con l’agente Mike November (Michael Kelly), trovando aiuto anche nell’agente dell’MI6 Emma Marlow (Sienna Miller).
Un proseguimento poco ambizioso della serie Jack Ryan
È una storia già sentita, da quando c’è stato l’attacco dell’11 Settembre 2001, individuare il nemico è diventato molto meno semplice del previsto. Il mondo sempre più globalizzato è divenuto teatro di una diffidenza e un’incertezza che rendono difficile se non impossibile fidarsi di chi abbiamo accanto. Una difficoltà nel distinguere tra buoni e cattivi che il cinema ha indagato a lungo e approfonditamente, mostrandoci quanto oggi quel confine tra bene e male venga più volte calpestato e oltraggiato. Molto spesso, infatti, chi professa di operare per il bene e la sicurezza mondiale, lo fa compiendo atti di puro terrorismo.
È ciò che avviene anche in Jack Ryan: Ghost War, dove gli antagonisti di turno portano avanti proprio questo credo. Il film si costruisce così intorno all’intento di Ryan e della sua squadra di sventare i loro loschi piani. Ma questa è una descrizione sin troppo semplificata di ciò che la storia del film propone, che risulta infatti fin troppo intricata e macchinosa, con risvolti di trama, rivelazioni e soluzioni che necessitano in più di un caso di un sostegno delle parole per essere effettivamente compresi. Allo stesso tempo, la vicenda proposta da Krasinski e Rabin, sembra non possedere quell’ambizione in più che si richiede ad un film-seguito di un serie televisiva.
Sebbene la pellicola vanti l’estetica di un solido thriller di spionaggio, difetta infatti purtroppo della necessaria profondità. Il film tenta di sollevare questioni complesse, come le dinamiche dell’intelligence post-11 settembre, l’uso della tortura e le strategie governative, ma senza mai offrire spunti inediti o particolarmente brillanti. Al contrario, sceglie di affidarsi fin troppo ai cliché più abusati sulla minaccia terroristica, tradendo la cautela e la cura che solitamente contraddistinguono il franchise di Jack Ryan.
Buona azione ma scrittura superficiale
Ciò non significa che il seguito della popolarissima serie durata quattro stagioni sia totalmente privo di interesse. Krasinski continua a essere carismatico e autorevole nel ruolo di Ryan e diverse sono le sequenze degne di nota. In particolare, è da menzionare l’inseguimento d’auto che si svolge a metà film, costruita con grande attenzione al ritmo e ai particolari, alternando i punti di vista senza mai perdere il focus dell’azione. O ancora l’adrenalinica sparatoria a Dubai, che ci ricorda perché questa saga abbia avuto una vita così lunga. La stessa location di Dubai offre dei richiami piuttosto forti all’attualità,
Tuttavia, l’azione riesce a sostenere il film solo fino a un certo punto, quando la sceneggiatura risulta così incerta. Pur disponendo degli elementi giusti (una regia capace di esaltare l’azione e un cast capace di sorreggere il progetto), Jack Ryan: Ghost War non riesce infattia trasformarsi in una prosecuzione di spessore. Nonostante il ritmo sia fluido e incalzante, la narrazione appare stranamente priva di sostanza proprio dove dovrebbe avere un maggiore impatto emotivo, considerando quando questo film voglia in particolar modo approfondire il lato più umano, fallibile e introspettivo del personaggio protagonista.
Lo stesso voler raccontare la fragilità della sicurezza internazionale risulta riuscito sino ad un certo punto, nonostante sia un tema particolarmente all’ordine del giorno. Per un franchise che ha sempre fatto del dilemma morale e dei segreti celati i suoi punti di forza, questo ritorno sul piccolo schermo dopo tre anni somiglia così meno a un evento di grande portata e più a uno zoppicante film per la televisione, impreziosito soltanto da qualche stunt e inseguimento ben riuscito. Intrattiene, certo, ma senza rendere il giusto onore al personaggio e alla serie che lo ha visto protagonista.
Jack Ryan: Ghost War
Sommario
Un sequel che amplia l’universo di Jack Ryan senza però aggiungere reale profondità narrativa, affidandosi più all’azione che alla scrittura. Nonostante alcune sequenze adrenaliniche ben costruite e il carisma di John Krasinski, Jack Ryan: Ghost War resta un thriller poco ambizioso e troppo superficiale per lasciare davvero il segno.
