Keeper – L’eletta, la recensione di un horror fuori porta

Il nuovo film del regista di Longlegs, dal 12 marzo al cinema distribuito da Be Water e Medusa.

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Ci sono dei pro e dei contro nello scegliere di ambientare un film come Keeper – L’eletta nell’ennesima casa nel bosco occupata dall’ennesimo regista di horror, se non fosse che Osgood ‘Oz’ Perkins non è l’ennesimo regista horror. E non solo perché figlio di Anthony ‘Psycho’ Perkins e portatore ‘sano’ – ammesso lo sia – di un DNA che invece dei cromosomi intreccia magioni isolate e gli orrori che possono nascondersi dietro una porta chiusa. Senza rifarsi all’esordio di February datato 2015 o concentrarsi troppo sull’ultimo The Monkey (nel quale appariva la stessa protagonista), già in Sono la bella creatura che vive in questa casa del 2016 e nel sorprendente Longlegs con Nicolas Cage, il ‘figlio d’arte’ si era fatto notare e aveva manifestato una certa predilezione per suggestioni inquietanti ed eredità alle quali si preferirebbe rinunciare.

La trama di Keeper – L’eletta

Stavolta, la protagonista assoluta è la ‘She-Hulk’ Marvel Tatiana Maslany, già in Orphan Black e ‘sfortunata in amore’ anche nel precedente incubo di Perkins (ma che col genere aveva avuto a che fare da esordiente, da Licantropia Apocalypse e The Messengers dei fratelli Pang a Le cronache dei morti viventi di Romero). È lei la giovane pittrice Liz, cittadina e forse un po’ hipster, convinta dall’amato Malcolm (Rossif Sutherland, secondogenito del celebre Donald e nel 2022 nel prequel dell’Orphan di Jaume Collet-Serra) a passare il loro primo anniversario nella isolata baita di famiglia nei boschi della British Columbia. Poco a suo agio in un tale contesto, la donna inizia a sentirsi ancora più a disagio per l’arrivo del cugino Darren e della sua misteriosa fidanzata Minka, che sussurra a Liz di non mangiare la torta trovata in cucina e lasciata come ‘benvenuto’ dalla custode. Una strana torta al cioccolato che Liz, nonostante non sia amante di quel cibo degli dei, divora nottetempo. La scomparsa di Malcolm, costretto a tornare in città da una emergenza, e di Darren, arrivato in assenza del cugino, coincidono con l’inizio di una serie di visioni terrificanti e disturbanti che fanno da preludio a un redde rationem dalle conseguenze imprevedibili. Per tutti.

Nella tana del bianconiglio

Girato durante lo stop delle riprese di The Monkey per lo sciopero di Hollywood del 2023, il film vive dell’anima canadese delle location e degli interpreti (esenti dai condizionamenti della SAG-AFTRA, come lo sceneggiatore, non affiliato alla Writers Guild of America) e di una atmosfera che Perkins costruisce con sapienza ammiccando di volta in volta al serial thriller – nel prologo – al folk horror – delle fughe nel bosco (e nel passato) – fino al dramma psicologico e sentimentale. Che si sviluppa intorno alla Maslany, sorta di Alice ben lontana dal Paese delle Meraviglie, eppure analogamente spaesata di fronte alla possibilità che il fidanzato che credeva bianconiglio possa averla invitata a qualcosa di peggio di un ‘non compleanno’, e che si ritrova in una dimensione surreale dopo il voluttuoso banchetto notturno che dicevamo.

Il naufragar dopo il dolce

Un morso, e inizia un viaggio senza ritorno, tra passato e presente, tra creature e mostri terreni, spiriti legati a un trauma originario, a una maledizione che si perpetua attraverso il sangue, né Miyazaki né Raimi. Nel quale Perkins molla ogni zavorra, svincolandosi da qualsiasi limite narrativo, e sviluppa una serie di connessioni apparentemente senza senso, ma che permetteranno di comprendere il misterioso finale, esplicito e suggestivo insieme. In Keeper, infatti, il terrore avvolge lentamente, trasformandosi improvvisamente da paranoia a condanna senza scampo, senza liberatori e catartici jumpscare, con un crescendo di ansia, immagini sovrapposte e un sonoro disturbante, che scava sotto la soglia della coscienza.

Quello che nel doloroso ‘manuale d’amore’ del prologo sembrava un serial thriller come tanti, svela un interessante e suggestivo ibrido dal DNA che vediamo mutare sotto i nostri occhi. Confermando, per altro, la mano e la sensibilità del regista, e la sua capacità di insinuarsi negli angoli più rassicuranti della nostra (in)coscienza per spingerci in un abisso nel quale vivi e morti si sovrappongono, vissuto e memoria combaciano in un limbo nel quale il tempo scompare. La stessa Liz, alla fine, vive un rovesciamento inatteso a seguito di un ‘invito’, una presa di coscienza che pure non porta con sé nessuna liberazione, ma solo un cambio di ruolo nella gabbia dalla quale avrebbe – come tutti – voluto scappare.

Keeper - L'eletta
3.5

Sommario

Il film svela un interessante e suggestivo ibrido dal DNA che vediamo mutare sotto i nostri occhi.

Mattia Pasquini
Mattia Pasquini
Appassionato di matematica e laureato in Letterature Comparate, ha trasformato la passione per il cinema in professione, dirigendo la prima rivista di cinema online in Italia e lavorando come autore e giornalista dal 1996. Dopo esperienze a New York e Madrid vive oggi a Roma, continuando a coltivare interessi che spaziano dalla street art alla subacquea.

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