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La Battaglia dei Sessi: recensione del film con Emma Stone

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la battaglia dei sessi

Nel cuore dello scandalo Weinstein, del sessismo ai più alti livelli del potere mondiale (leggi Casa Bianca) delle differenze ancora fortemente radicate nella società tra uomini e donne, arriva al cinema La Battaglia dei Sessi, film che ruba il suo titolo al match di tennis che racconta, con protagonisti il passato e il presente del genere umano, fatti carne e ossa in Billie Jean King e Bobby Riggs. Alla regia c’è la coppia di Ruby Sparks, Jonathan Dayton e Valerie Faris. Al timore, invece, Emma Stone e Steve Carell.

La Battaglia dei Sessi la trama

Il film racconta il leggendario incontro sportivo tra la campionessa di tennis Billie Jean King e lo sfidante Bobby Riggs, passato alla storia come La battaglia dei sessi. 1973, l’attempato Riggs (Steve Carell) sfila ancora sul campo, principalmente grazie alle doti di intrattenitore, affascina i media e il pubblico presente, e lancia dichiarazioni maschiliste, che non può rimangiare. Secondo lui le donne sono inferiori, non possono giocare a tennis “altrimenti chi raccatterebbe le palle?”. Dichiarazioni pesanti che non vanno a genio a Billie Jean King (Emma Stone), campionessa ventinovenne, paladina della lotta contro il sessismo, che sta già portando avanti una lotta personale per ottenere la parità di salario tra tennisti maschi e femmine. Le annota, raccoglie la sfida e dà al suo avversario appuntamento a Huston. Il resto è storia (della tv, dello sport, della lotta alla parità di diritti).

La preparazione alla sfida, rumorosa per l’uno, riservata per l’altra, è un momento che segna la storia, forse ancora di più del match stesso, soprattutto nel momento in cui il film scavalca la macchina da presa dell’epoca ed entra nell’intimo dei personaggi.

Il film si affaccia nella vita privata dei protagonisti

Riggs era in crisi con la ricca moglie, disposto solo davanti a lei a gettare la maschera di saltinbanco per mostrare il suo volto fondamentalmente debole e spaventato, dedito al gioco d’azzardo, spaesato. Billie Jean attraversava un momento ancora più delicato: stava finalmente esplorando la sua vera sessualità, un’esperienza che ancora di più, negli anni a venire, l’ha resa paladina del femminismo e della lotta per la parità dei sessi, ancora oggi molto lontana dall’essersi realizzata, anche se dietro una confezione accettabile.

Certo, oggi saltimbanchi come Riggs non sono più accettati dai benpensanti, ma sono ancora moltissimi i Jack Kramer, (interpretato da Bill Pullman e co-fondatore dell’Association of Tennis Professionals), persone che abitano il potere come fosse una seconda pelle, ciechi ai tempi che cambiano, alle verità che si mostrano nella loro più violenta urgenza, convinti di poter fare il buono e cattivo tempo senza alcun bisogno di chiedere per favore.

Questo aspetto è lasciato un po’ al caso dai registi che invece, naturalmente, come da titolo, si concentrano sulla storia di Billie Jean, per la cui interpretazione la Stone ha realizzato non solo un ottimo lavoro di mimesi, ma ha anche offerto un’approfondita resa emotiva di quella che era la battaglia privata, prima ancora che pubblica, di una donna che ha fatto la storia.

La vera battaglia è tra Stone e Carell

Jonathan Dayton e Valerie Faris adottano un linguaggio leggero e delicato, senza mai affondare le mani nel torbido, senza giocare a rete, come si direbbe nel tennis. Il risultato è un tema molto pesante, terribilmente attuale, raccontato con toni leggeri, settati sulla performance di Steve Carell, che a sua volta deve vedersela con la giovane Emma Stone, fresca di Oscar.

La Battaglia dei Sessi, capitando casualmente in un memento storico perfetto, mette sotto i riflettori un tema che nel film non è affrontato con abbastanza coraggio, pecca che viene perdonata soltanto perché la vera lotta, amichevole e che finisce in pareggio, è quella tra i due straordinari interpreti.