La fine è il mio inizio

Alla fine della sua vita piena di avvenimenti, Tiziano Terzani, avventuriero, scrittore e giornalista si ritira a vita privata aspettando la morte che ha accettato e convocando a sé Folco, suo figlio, per affidargli i suoi ricordi, i suoi pensieri, le sue più intime riflessioni sulla vita, sua e quella del mondo. La fine è il mio inizio assume così le sembianze di una autobiografia ragionata, dove il protagonista e allo stesso tempo autore Terzani si lascia andare al racconto, alla confessione e alla digressione. La fine è il mio inizio diretto con diligenza da Jo Baier si presente, dal punto di vista tecnico, un buon compito, classico nella scelta del linguaggio e molto luminoso per quello che riguarda le scelte fotografiche della direttrice della fotografia Judith Kaufman, che sceglie di abbacinare lo spettatore con dei netti controluce che stagliano contro lo sfondo le figure di Folco e Tiziano, insieme nell’ultimo grande viaggio del secondo.

 

Tutto il film La fine è il mio inizio poggia sulle spalle del suo splendido protagonista: Bruno Ganz, truccato e vestito come l’ultimo Terzani impersona con grande delicatezza ed energia questo personaggio così carismatico e affascinante del panorama culturale mondiale, non solo italiano. I suoi lunghi monologhi, pericolosissimi se non interpretati con bravura, diventano lunghe dissertazioni sulla vita e la morte, sull’uomo e la sua furia distruttiva, sugli sbagli dell’umanità ma anche sulla semplice considerazione che solo la rivoluzione interiore può cambiare davvero le cose.

“L’uomo è la creatura più distruttiva che esista sulla Terra” queste parole sono pronunciate dal padre al figlio in una sorta di passaggio di consegna, di rito iniziatico e di sereno congedo da una vita piena. La fine è il mio inizio incontra i suoi limiti nella struttura dialogica inevitabilmente statica, ma riesce lo stesso a rappresentare il movimento di un’anima verso quell’ignoto e comunissimo viaggio che è la morte, che terrorizza tutti ma che tutti prima o poi compiamo. Incommensurabilmente e serenamente triste questo film è un oggetto particolare, delicato, che potrebbe annoiare ma che ha una sua forza espressiva nei contenuti e nelle emozioni che lascia davvero potente. Lo spettatore si lascia ammaestrare e arricchire dal racconto e cullato sulle splendide note di Ludovico Einaudi, realizzatore della colonna sonora, si abbandona alla commozione, al lento sgocciolare via della vita da un corpo che ha terminato il suo ciclo sulla terra.