Quando un titolo è fondamentale. Quando quattro parole messe all’inizio del film ne alterano la lettura e la comprensione. E’ il caso de La fuga di Martha, film incredibile diretto da Sean Durkin, premiato per la regia al Sundance, e causa della scoperta della strepitosa Elizabeth Olsen, la sorella talentuosa delle più famose gemelle.

 
 

Il titolo a cui si accennava all’inizio è quello originale del film, Martha Marcy May Marlene, ovvero tre nomi, tre identità di una ragazza che, straziata dalla vita, soffre di manie di persecuzione ai limiti della schizofrenia a causa di una convivenza di due anni in una setta religiosa, in cui era sottoposta alle attenzioni non del tutto gradite di Patrick, il leader del gruppo, interpretato da un sempre straordinario John Hawkes.

La sua vera identità, quella anagrafica è Martha, una ragazza orfana che ha vissuto l’infanzia con la zia e con una sorella apprensiva, Lucy; Marcy May è il nome che le da Patrick nella comunità, un nome che a detta sua le si addice, ma che la farà staccare dalla realtà e la convincerà che quello che dice il suo mentore è giusto e puro; Marlene è la ragazza senza identità, una specie di nome in codice che le ragazze della comunità si danno quando rispondono al telefono della casa comune, un nome che le accomuna e che allo stesso tempo le accomuna e le estranea da se stesse, che le rende uguali tra loro. Martha riesce a trovare la forza di scappare, a ritrovare la sorella e ad iniziare con lei un percorso di cura per la propria mente e la propria anima, ma non prima di aver provato quanto la vita in quella specie di comunità l’abbia traviata dalla normalità.

Elizabeth Olsen regge da sé tutto il film La fuga di Martha dando straordinaria prova della sua duttilità espressiva, che probabilmente in originale è accompagnata da toni di voce differenti per ogni momento. La regia è discreta, narrativa, ma allo stesso tempo molto incentrata su di lei, la ragazza persa, quasi interrotta, che nel bel mezzo della sua formazione da adulta, ha trovato una compagnia che l’ha staccata da sé; tutt’altro lavoro vogliono fare con lei la sorella Lucy (Sarah Paulson) e suo cognato (Hugh Dancy) che invece sono ben piantati nella realtà quotidiana e vogliono che lei pensi al futuro. Niente di più assurdo per una giovane donna spezzata dall’interno, deviata da se stessa.

La fuga di Martha è un film che va digerito, assorbito e compreso, un film di non semplice lettura che lascia aperti molti interrogativi sulla società, sul ruolo della famiglia e sulla capacità del singolo di prendere decisioni, ma resta prima di tutto il racconto di una vita e di una individualità perduta.