Locke recensione

Un solo attore on screen, niente scenografi, perché il solo set è l’interno di un’automobile. Un thriller dove le vicende raccontate sono quelle di un uomo comune. Può reggere un film con queste premesse? Locke è la dimostrazione che con le giuste idee è possibile realizzare una pellicola non solo coerente, ma anche in grado di catturare il pubblico e proporsi tra le migliori della stagione.

Nel film Locke,  Ivan Locke è un uomo comune, concreto, come lo è il suo lavoro di costruttore. Una vita passata a costruire fondamenta solide, per i suoi edifici e per i rapporti interpersonali che regolano la sua esistenza. Dopo anni a darsi da fare, tutto sembra andare per il meglio con la moglie Katrina, come sul lavoro. Alla vigilia di una colata storica di calcestruzzo, Locke è costretto a dirigersi in auto verso la capitale. Bethan, una donna con cui ha passato una notte mesi prima, sta per partorire. Ivan si ritrova a dover prendere delle decisioni importanti, che avranno ripercussioni sul lavoro e sulla sua intera vita.

Steven Knight firma la sua seconda opera da regista, dopo Redemption, confermandosi allo stesso tempo un abile sceneggiatore, come lo script del celebrato La Promessa dell’Assassino aveva ampiamente dimostrato. Sceneggiare Locke, partendo da un’idea particolarmente brillante, era però tutt’altro che semplice. 85 minuti in cui la trama corrisponde all’intreccio, praticamente in tempo reale. Un solo personaggio e l’aggrovigliarsi di telefonate dai toni diversi, a tessere la tela di una storia senza caratteri di eccezionalità, ma raccontata con maestria. Knight ci parla del senso di responsabilità, delle conseguenze dei propri errori, del rapporto tra giusto e sbagliato.

Essere responsabili è una scelta. Ivan decide di imboccare la strada che ritiene giusta, senza tralasciare nessuno degli aspetti della sua vita, cercando di tenere in piedi l’edificio della sua esistenza, mentre piano piano tutto si sgretola. Consapevole che, come una sola crepa, nel punto sbagliato, può causare il crollo di un palazzo di diversi piani, un solo errore è capace di distruggere una vita. Knight affronta questa scelta attraverso il suo personaggio, donando uno sfondo di riflessione alla sua storia senza però scadere in moralismi. Il regista ci presenta gli avvenimenti così come sono, senza dare giudizi.

Anche la scelta dell’attore è perfettamente riuscita. Tom Hardy è Ivan Locke. Nelle sue sfumature, nei pianti, nella rabbia, nei monologhi col fantasma del padre, Hardy caratterizza e rende credibile il proprio personaggio nella sua interpretazione più riuscita. Un assolo attoriale di livello assoluto.

Locke è un film da non perdere. Tecnicamente ai limiti della perfezione, Tom Hardy in formato one man show. Seduti sulla poltrona di un cinema, idealmente trasportati sul sedile accanto ad Ivan Locke.