L'Ultimo Dominatore dell'aria

Avatar – L’ultimo dominatore dell’Aria: La leggenda di Aang, questo è il titolo completo dell’anime dal quale è tratto l’ultimo film di M. Night Shyamalan. Si tratta di un anime curiosamente ideato da due occidentali, Brian Konietzko-Michael Dante DiMartino, che racconta la storia di Aang, giovane appartenente alla tribù dell’Aria e dominatore del proprio elemento naturale, che scopre di essere l’Avatar, un prescelto che ha la capacità di dominare tutti e quattro gli elementi e di portare la pace nel cuore degli uomini.

Il film di Shyamalan parte da questo punto: due ragazzi, Katara (dominatrice dell’Acqua) e il fratello Sokka, abitanti del paese dell’Acqua del Sud, scoprono in una bolla d’aria nell’acqua glaciale il fuggiasco Aang. Il giovane tornato al mondo dovrà decidere se abbracciare o no il suo destino di Avatar, riportando la pace e contrastando la nazione del fuoco. L’ultimo dominatore dell’Aria è un’anomalia nella filmografia del regista, prima di tutto perché l’autore non si è trovato a lavorare su una sceneggiatura originale, e infatti si nota in questo caso qualche pecca che altrove nel suo lavoro era assente; in secondo luogo la tecnica usata, la riconversione in 3D, era estranea ad oggi al suo lavoro, anche se si tratta appunto di riconversione per cui il lavoro materiale non è cambiato affatto.

Tuttavia questo è forse il primo punto debole del film, un 3D superfluo che si evidenzia solo nei titoli di testa e coda, senza aggiungere nulla durante tutta la visione del film se non un grosso fastidio agli occhi. Per quanto anche il tema possa sembrare distante dalla poetica di Shyamalan, in realtà ci sono molti più punti in comune di quelli che si possano immaginare, soprattutto con il capolavoro Unbreakable – Il Prescelto, dove un super eroe (Bruce Willis) deve prendere coscienza delle sue doti straordinarie e decidere se schierarsi o meno per rendere il mondo un posto migliore; inoltre si ricorda che il misticismo che pervade il film, e che tanto aveva penalizzato a torto lo Shyamalan di Lady in the Water, è qui un filo rosso che si tende tra i vari personaggi e contribuisce a dare coesione alla trama, costituendo a prescindere un elemento tematico che Shyamalan predilige.

L'Ultimo Dominatore dell'aria

Il giovane cast del film si dimostra all’altezza della prova, tanto più difficile quanto associata in post produzione da una massiccia dose di effetti digitali che rendono la recitazione forse più complicata, per non parlare po degli sforzi fisici che i giovani hanno sostenuto, dopo molte sedute di allenamento precedenti alle riprese. Su tutti ha convinto Dev Patel, lo The Millionaire di Danny Boyle, al quale è affidato forse il ruolo più interessante e che probabilmente rappresenta la nemesi di Aang, interpretato discretamente da Noah Ringer.

Il limite di questo film, che è il primo episodio di una trilogia, è quello di dover dare una serie di informazioni di servizio che risultano nel loro contesto fantastico credibili e coerenti, ma che appesantiscono un po’ la narrazione. Come al solito il lavoro di Shyamalan si distingue per due cifre stilistiche predominanti: la regia inattaccabile, farcita di quegli espedienti tipici del suo cinema come i piani sequenza, le messe a fuoco esasperate ad evitare il campo-controcampo, i movimenti fluidi e immersivi, e la colonna sonora, ancora una volta affidata a James Newton Howard e ancora una volta un capolavoro, che accompagna il film con enfasi e discrezione a seconda dei casi, aiutando sempre lo spettatore a immergersi nell’atmosfera.

Con un finale epico e poetico Shyamalan riesce a sbalordire e affascinare i suoi spettatori, gli effetti speciali della Industrial Light & Magic (Avatar) sono spettacolari e sicuramente attrarranno al cinema molti fan del genere, oltre che gli appassionati della serie animata e i fedelissimi del regista. L’Ultimo Dominatore dell’Aria è un buon film, che forse non rientra nel catalogo dei migliori di Shyamalan, ma che serve a confermare come un grande autore riesca a modellare sulla sua poetica anche storie che apparentemente ne sono lontane. Peccato per il 3D, una mossa commerciale che speriamo premierà la produzione, ma che sicuramente non aggiunge nulla.