Quando risultano poche 3 ore di film. Pensando a vari aggettivi  con il quale iniziare la recensione del film dell’anno, mi è risultato difficile individuarne uno che cogliesse a pieno tutta l’essenza di Avatar. Così ho pensato a tutto ciò che si prova nel vedere il film e mi sono detto perché non scrivere un commento… Quando risultano poche 3 ore di film.

 

Sono poche perché nella visione non si riesce a coglierne il passare; Sono poche perché il mondo creato dal regista è talmente ben delineato e costruito nel minimo dettaglio che risultano troppo poche per riuscire a dargli un’equa giustizia. Sono poche perché grazie al 3D vivere per solo 3 ore in quel mondo è davvero troppo poco.

Detto questo, sperando di essere riuscito a esplicarvi  quanto sia imperdibile un film come Avatar, veniamo a cosa c’è di negativo nel complesso. Sicuramente è da sottolineare una sceneggiatura troppo(forse) semplice a discapito di una rappresentazione che ha nel complesso e nell’assurdo(visivo) una forte peculiarità. Un soldato occidentale vive tra gli indigeni di una tribù primitiva. Si innamora della nativa principessa, si divide tra la fedeltà alla sua vecchia civiltà e alla nuova che lo ha accolto e il restante può essere immaginato …

Avatar recensione film

Anche il triangolo che si va a formare fra Jack Sully (Sam Worthington), Neytiti (Zoe Saldana) e  Tsu’tey  (Alonso)  è volutamente tenuto a bada quasi a volerlo soffocare per non doversi poi trovare qualche conflitto di troppo da risolvere nello svolgersi delle folgoranti sequenze di guerra.  Ma la semplicità narrativa da forza a dei principi semplici e chiari che sono disseminati nel film e che non hanno bisogno di essere esposti in maniera complessa per poter assumere dei connotati universalmente tangibili.

Per la sua essenza semplice, la storia scorre veloce e chiara lasciando anche spazio a momenti ti autentica riflessione. Veniamo dunque ad uno dei tanti pregi del film e nello specifico del regista: l’equilibrio. James Cameron nel film è abilissimo nel bilanciare scene mozzafiato con momenti profondamente riflessivi che ci permettono di assorbire con la dovuta tempistica i vari riferimento concettuali.

La semplicità della storia inoltre permette a James Cameron di arrivare ad un livello talmente alto di messa in scena che si ha quasi la voglia di possedere un avatar e poter gironzolare in Pandora.  L’aspetto estetico e visivo è dichiaratamente centrale nel film, ma come sta accadendo da qualche anno ad oggi gli effetti digitali sono molto spesso fini a se stessi; ecco il punto chiave, in James Cameron non lo sono o meglio la spettacolarità che con essi si può produrre è solo un espediente per riuscire a sopportare un attimo narrante, un atteggiamento o una sensazione, trasformandola in qualcosa di più di quello che potremmo afferrare nella vita reale.

Avatar, il film campione d’incassi di James Cameron

Quello che accade nel visivo, ahimè, non avviene nel campo del sonoro. Infatti, altra nota dolente che non riesce mai a venire fuori se non per pochi attimi è la colonna sonora composta da James Horner. Le sue partiture accompagnano sufficientemente la narrazione ma non riescono mai ad essere degne dell’epicità delle immagini e ad avere una personalità tale da potersi distinguere.

In conclusione in Avatar il cast è assemblato con cura, tutti i personaggi sono credibili nelle proprie vesti e all’altezza del compito, forse un punto in meno a Giovanni Ribisi per il quale anche la scrittura del suo personaggio differisce dalle sue caratteristiche.