Lunchbox recensione 2 È una sorta di rituale obbligato e irrinunciabile, quello che Ila (Nimrat Kaur) mette in atto quotidianamente per far sì che il marito – lavoratore – riceva tutti i giorni il pranzo. Una preparazione meticolosa  di differenti e saporite pietanze, poi sistemate con cura e amore nel cosiddetto “lunchbox”: una tradizione che accomuna le donne e mogli indiane e che trova nel gesto ripetitivo e familiare del cucinare, una dimostrazione di affetto e di attenzione verso il proprio compagno. Ma per la protagonista femminile non si tratta soltanto di questo: è un modo per comunicare, a distanza, i suoi pensieri, i suoi stati d’animo; per raccontarsi all’altro ed esprimere se stessa. È per questa ragione che allega puntualmente una lettera al pacchetto alimentare, che spetterà al fattorino di turno dover ricapitare. Lunchbox recensioneMa cosa succede se, per uno scambio di “missive”, sarà l’ impiegato sbagliato a riceverle? È così che ha inizio una privata e romantica corrispondenza tra Ila e Saajan (Irrfan Khan): quest’ultimo un uomo malinconico e che, ormai, pare aver smesso di cercare qualsiasi gioia della vita, qualsiasi cambiamento. Una condizione che in parte li avvicina, rendendoli fidati confidenti, l’uno dell’altra e viceversa.

 

È un film sobrio, delicato e originale, Lunchbox, diretto dall’esordiente Ritesh Batra: una regia che prende immediatamente le distanze dalla commedia tipica della Bollywood, scartando alla radice eccessi, ridondanze e fatuità. L’autore sceglie infatti di concentrarsi sugli aspetti più dimessi e profondi della narrazione, privilegiando l’interiorità dei personaggi, il loro bisogno di comunicare e, soprattutto di sentirsi meno soli. Quello che più conta restituire e riportare, anche attraverso la costruzione della messa in scena, è il loro più intimo sentire, il loro disagio di fronte a un’esistenza vuota e sempre uguale. Così il loro agire minimale – per lo più costituito dalle abitudini culinarie di lei, e da quelle professionali di lui-  si coniuga con il peso e il significato della parola scritta e della riflessione; e, parallelamente, si alterna, nel montaggio, alle riprese della vita cittadina, caotica e opprimente: quella delle piazze, quella delle strade e dei mezzi di trasporto. La macchina da presa interviene dunque nel sottolineare ed isolare l’unicità della loro relazione epistolare,  offrendo loro uno spessore, umano e spirituale, che risalta dallo sfondo metropolitano, freddo e indifferente. Un distacco che si esprime anche nei colori: tonalità di grigio e di colori scuri caratterizzano le immagini d’ambiente; mentre sfumature più calde, accoglienti e vivaci pertengono il cibo, nelle sue varie articolazioni.