A quattordici anni dall’ultimo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli, Peter Jackson si riunisce con le sceneggiatrici Philippa Boyens e Fran Walsh per scrivere, e produrre, Macchine Mortali, basato sul romanzo di Philip Reeve. La regia è affidata a Christian Rivers, personalità poliedrica, premio Oscar per gli effetti speciali di King Kong e collaboratore di vecchia data di Jackson.

Molti anni dopo una devastante guerra, la terra è una sterminata landa desolata, percorsa da gigantesche metropoli su ruote che attaccano e depredano le piccole città rimaste. Il giovane Tom Natsworthy (Robert Sheehan), viaggia a bordo della città di Londra, immensa macchina mortale. Coinvolto in uno scontro, finisce fuori dalla metropoli, sulla terra ricca di pericoli, insieme ad una misteriosa ragazza di nome Hester Shaw (Hera Hilmar), che cerca vendetta nei confronti di Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), spietato governatore di Londra.

Tra scenari distopici e atmosfere steampunk, il film di Christian Rivers svela sin dalla prima sequenza una cura per gli effetti speciali che sbalordisce, e conferma la sua grande attenzione per questi. Entrare nel crudele mondo di Macchine Mortali risulta facile, e si viene inglobati in esso come la grande Londra fa letteralmente con le città più piccole.

Le spettacolari sequenze d’azione sono costruite con l’intento di rubare il fiato allo spettatore, avvalendosi di una regia che concepisce una messa in scena chiara e adrenalinica, che stimola non solo visivamente ma anche emotivamente. Il tutto è accompagnato dalla calzante colonna sonora firmata da Junkie XL, che genera il giusto connubio tra musica e immagini in grado di intrattenere ancor di più lo spettatore.

A rendere grande il film però è la sceneggiatura. Scritta, tra gli altri, da Peter Jackson stesso, egli costruisce un blockbuster come solo lui sa fare, inserendovi tutta l’epica e l’intrattenimento di cui è capace. Il risultato è un perfetto meccanismo dove tutti gli ingranaggi funzionano a dovere, mantenendo alta la credibilità anche nei passaggi cruciali del film. Numerosi sono i momenti che ci portano a scoprire sempre di più sui personaggi e sul mondo in cui si trovano a vivere, mentre il tono dettato dalla scrittura si sposta continuamente con eleganza dall’estrema azione a momenti più intimi.

Particolarmente affascinanti sono i personaggi. A partire dai secondari, che presentano ottime caratterizzazioni, come la Anna Fang di Jihae o lo Shrike di Stephen Lang. Quest’ultimo in particolare, legato in modo molto particolare alla protagonista, svela uno degli archi narrativi più affascinanti del film. I personaggi principali mostrano invece uno spessore psicologico che raramente si ritrova nei protagonisti di film di questo genere.

Hester Shaw è un’antieroina tanto combattiva quanto ricca di sentimenti, che ci vengono svelati gradualmente, facendoci così affezionare ben presto a lei. Particolarmente riuscito anche il personaggio di Hugo Weaving, che non si limita ad essere il villain di turno ma possiede ambizioni e sfumature che gli permettono di ottenere un peso non indifferente all’interno del racconto.

Attraverso un grande racconto d’avventura, Jackson e Rivers portano alla luce i principali temi di Macchine Mortali, dall’ambizione crudele dell’essere umano alla divisione dei popoli, fino a lanciare un messaggio di speranza per il futuro dell’umanità. Tutto ciò trova il giusto posto all’interno di un blockbuster il cui grande intrattenimento non sovrasta mai la narrazione, e di cui il cuore e le emozioni sono il motore principale.

Il trailer di Macchine Mortali