Venezia 74: Mektoub, My Love: Canto Uno recensione del film di Adbellatif Kechiche

1495
Mektoub, My Love: Canto Uno - Adbellatif Kechiche

Vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2013 con l’acclamato film La Vie d’Adele, il regista tunisino Adbellatif Kechiche torna nel circuito dei festival presentando al pubblico della Laguna la sua nuova fatica cinematografica Mektoub, My Love: Canto Uno.

 

Un giovane scrittore in erba, Amin (Shaïn Boumédine), torna a casa per le vacanze, in visita da Parigi, nel suo paese natale, un piccolo villaggio di pescatori del sud della Francia. Durante tutta l’estate il ragazzo ha l’occasione dei riabbracciare i suoi familiari, i suoi amici più cari e di godere di tutto il divertimento e la spensieratezza di quel piccolo angolo di paradiso.

Mektoub, My Love: Canto Uno - Adbellatif Kechicheleggi anche: Venezia 74: Ammore e Malavita recensione del film dei Manetti Bros.

Dopo l’emozionante La Vie d’Adele, Kechiche si perde tra le bellezza di una Francia selvaggia e serena, dove il tempo sembra essersi fermato, non esiste una sola preoccupazione al mondo e dove splende sempre il sole. Mektoub, My Love: Canto Uno è un film orizzontale, senza colpi di scena, battute d’arresto o accelerate improvvise; è il semplice racconto di un’estate spensierata fatta di mare, risate e tanto divertimento, paradigma della gioavinezza. Il giovane Amin, ‘costretto’ a vivere in una città come Parigi, definita grigia, fredda e tetra, dopo aver mollato la facoltà di medicina per inseguire il sogno di diventare uno scrittore, sembra essere alla disperata ricerca di ispirazione. Attraverso la fotografia sembra riuscire a soddisfare solo in parte le sue esigenze creative ma gli abitanti del suo piccolo paesino gli forniscono costantemente materiale per le sue sceneggiature. Il protagonista di Kechiche è un ragazzo timido e riservato ma affamato di bellezza, elemento predominante del film che pullula di donne giovani e bellissime, sia giovani che mature, che il regista non ha paura di mostrarci in tutto il loro splendore. A turbare però i sogni di Amin è Ophelie (Ophélie Bau), la sua vecchia amica d’infanzia, di cui il ragazzo è chiaramente innamorato ma che ha una tresca con suo cugino Tony (Salim Kechiouche), un don Giovanni senza scrupoli. La ragazza rappresenta, in mezzo a quel mare di carne e sensualità, in concetto stesso dell’eros, tanto caro al regista e protagonista di ogni scena.

Mektoub, My Love: Canto Uno - Adbellatif Kechicheleggi anche: Venezia 74: The Third Murder recensione del film di Kore-Eda Hirokazu

Mektoub, My Love: Canto Uno – primo capitolo, a detta del regista, di una trilogia sulla giovinezza – non è un film particolarmente significativo o interessante poiché non racconta una storia ma è il semplice resoconto di una vacanza estiva di giovane spensieratezza in compagnia di amici, parenti e conoscenti dell’ultimo minuto, una sorta di Spring Breakers tutto europeo. Il pubblico, un po’ come Amin, è lo spettatore passivo del divertimento degli altri che, tentano di convincerlo a partecipare ai festeggiamenti, senza riuscirci. Ma proprio come il ragazzo trae piacere nell’osservare le sue bellissime e formose amiche, straripanti di vitalità, dimenarsi sulla pista dalla ballo come se non avessero un solo problema al mondo, così anche noi non possiamo far altro che stare a guardare, quasi ipnotizzati, quel meraviglioso spettacolo offertoci da Kechiche. La forza di Mektoub è infatti proprio lo stile del regista tunisino che riesce a concretizzare la sua fame di bellezza in un film che diventa un’esperienza sensoriale completa e trascinante, uno spettacolo per gli occhi dal quale è difficile staccarsi.