Sarà disponibile dal 7 dicembre su Netflix il nuovo film diretto da Andy Serkis: Mowgli – Il figlio della giungla. La pellicola è un nuovo adattamento de Il libro della giungla di Rudyard Kipling. Maestro della motion capture, Serkis mescola questa insieme al live action e all’animazione, per un risultato estremamente sorprendente. Il film si avvale inoltre di un grande cast vocale composto da Benedict Cumberbatch, Christian Bale, e Cate Blanchett.

La storia segue l’educazione del piccolo umano Mowgli (Rohan Chand), salvato da un branco di lupi nella giungla indiana. Mentre imparerà le dure regole della giungla sotto la protezione di un orso chiamato Baloo (Andy Serkis) e di una pantera dal nome Bagheera (Christian Bale), Mowgli sarà accettato dagli animali come se si trattasse di uno di loro. Da tutti tranne che da uno: la terribile tigre Shere Khan (Benedict Cumberbatch). Tra i pericoli nascosti nella giungla, Mowgli si ritroverà anche a dover affrontare le sue origini umane.

Sin dalla lavorazione al film Serkis aveva promesso che il suo sarebbe stato un adattamento molto più cupo rispetto a quelli visti fino ad ora. E così è stato. La storia che tutti conosciamo viene spogliata di ogni orpello ed elemento cartoonesco. Nessuna allegra canzone stavolta, neanche accennata. Persino gli stessi animali protagonista sono dotati di un look più realistico e minaccioso, a partire dall’orso Baloo. Con scelte così radicali, Serkis torna alle origini della storia, accentuando la crudeltà della legge della giungla. C’è sangue e morte come non mai, e allo spettatore non viene risparmiato nulla.

Primo elemento di interesse del film è ovviamente la resa grafica della motion capture applicata agli attori. Serkis sembra rielaborare le sue precedenti esperienze per arrivare a nuovi straordinari risultati. I movimenti e le espressioni dei personaggi animali raggiungono livelli di realismo particolarmente avanzati. Mai come ora si riesce davvero a percepire la presenza e la pericolosità della pantera Bagheera o della tigre Shere Khan. Certamente l’aspetto visivo, curato nei minimi dettagli, è ciò che colpisce di più del film. Ma c’è dell’altro.

Dando vita a questo mondo così dark, dove la stessa giungla appare più indecifrabile che mai, Serkis compone un vero e proprio racconto di formazione alla scoperta della propria identità. Allo stesso tempo riesce a parlarci con grande attualità di diversità, discriminazione e salvaguardia delle specie animali. Nonostante la sceneggiatura presenti un inizio incerto, che sembra dover ancora trovare la sua chiave di lettura, con il proseguire della narrazione si entra sempre più nel vivo dell’azione e i temi del film riescono a trasparire ognuno con la propria importanza.

Ma la particolarità forse più interessante del film è il modo in cui Serkis tratta ogni personaggio, in particolar modo quelli animali. Ognuno di loro viene dotato di grande peso ai fini della storia, e di ognuno di loro ci vengono fornite virtù e debolezze. Il risultato è che gli animali appaiono più umani degli umani, e diviene spontaneo provare empatia per loro, perfino verso la crudele tigre Shere Khan.

Con un film che si distacca da quanto visto a riguardo fino ad ora, sia nei toni che nella struttura narrativa, Serkis ci presenta una nuova affascinante rilettura de Il libro della giungla, in grado tanto di sconvolgere emotivamente quanto di sorprendere visivamente per i risultati raggiunti dalla motion capture, di cui Serkis si conferma essere il massimo esperto.

Il trailer di Mowgli – Il figlio della giungla