L’anno scorso aveva presentato nella sezione Cannes Premiere Love on Trial, ritratto di una giovane idol jpop che “violava” il suo contratto innamorandosi di un ragazzo; ora, il giapponese Koji Fukada approda in concorso sulla Croisette con Nagi Notes, un racconto delicato di due figure femminili opposte ma unite nel villaggio di montagna nell’ovest del Giappone che lo stesso regista ha visitato e scoperto a lungo.
Laboratorio di scultura
Yoriko (Takako Matsu), un’artista che vive nella rurale cittadina di Nagi, è perseguitata dal ricordo di una relazione amorosa del passato che non riesce ad accettare né a elaborare davvero. Quando Yuri (Shizuka Ishibashi), un’architetta recentemente separata, lascia Tokyo per andare a trovare la sua amica ed ex cognata, le due donne si ritrovano entrambe a un bivio della propria vita, alla ricerca di un modo per lasciarsi alle spalle il passato e ridefinire la propria identità. Quella che inizialmente sembra una breve fuga dalla città per Yuri si trasforma così, nella quiete bucolica di Nagi, in un confronto silenzioso con la perdita e con sé stesse.
Yoriko e Yuri si presentano come “ex sorelle” ma è evidente fin da subito, da come parlano, che c’è ancora un legame forte tra di loro. Appartengono a due mondi opposti – una indossa il cappotto elegante e usa il cellulare come navigatore, l’altra porta capi comodi da lavoro e non si accorge che il telefonino si è scaricato – eppure sono unite non solo da una porzione di storia familiare, ma anche da una vicinanza quasi professionale.
Sorelle del passato
Yuri, che lavora anche come modella, ha infatti deciso di posare per una nuova scultura di Yoriko nel corso dei giorni che passerà a Nagi. Lavorando l’argilla e intagliando il legno, osservando i tratti estetici e la fisicità della sua musa, l’artista si aprirà a Yuri per la prima volta su un suo amore del passato, troppo difficile da lasciare andare e che si interseca direttamente con l’attuale presente di Nagi, abitato, fra gli altri, da due ragazzini, Keita e Haruki. Il primo è prossimo alla partenza ma non vuole andarsene; l’altro, che non vuole essere così centrale nella vita del padre, è un’aspirante artista che viene seguito da Yoriko. Fin dalla scena iniziale, in cui il percorso a piedi di Yuri, che si sta recando a casa di Yoriko, si intreccia con quello di Keita, capiamo che il silenzioso ragazzino ha intuito fin da subito che la donna potrebbe essere una figura amica.
Nella verde e bucolica Nagi ci sono però anche delle crepe e conti ancora non saldati con il passato, come ricordano gli inquietanti boati uditi di tanto in tanto, ossia le esercitazioni delle forze giapponesi sul monte della cittadina. In questo spazio di ricordi quasi impossibili da vivere ci sono Tokyo, il Taiwan, un ex marito e fratello con cui sono terminati i rapporti e riflessioni sull’arte di Yoriko, che non prevede una gerarchia d’accesso, al contrario dell’architettura di edifici di cui si occupa Yuri, basata su permessi e divieti, anche impliciti. Mano a mano, Yuri inizierà a sporcarsi, ad indossare i vestiti di Yoriko, a (ri)vedersi in un ambiente che in qualche modo sa di casa.
Un film “di Fukada”
Come di consueto per Fukada – che avevamo già conosciuto alla Mostra del Cinema di Venezia del 2022 con Love Life – la struttura ossea di del film è fatta di una regia pulita, un tono compassato e dialoghi che lasciano largo spazio al racconto dei personaggi. Il tono è esattamente quello dei romanzi giapponesi ambientati in zone poco note, immersi nella natura, in cui il paesaggio stesso favorisce la conoscenza dei suoi attori. Il problema, in questo specifico caso, è che tanto la loro caratterizzazione quanto l’oggetto dei discorsi seguono una linea retta, che non punta mai a un climax emotivo, e il rischio di allontanare l’attenzione di chi guarda è alto.
Ci sarebbero forse più film dentro alla singola pellicola di Fukada, più storie da assaporare, ma il regista sceglie di optare per la sua consueta stabilità registica e narrativa, fotografando in maniera dettagliata un luogo, pur lasciandosi sfuggire la vera anima di chi lo abita.
Nagi Notes
Sommario
Ci sarebbero forse più film dentro alla singola pellicola di Fukada, più storie da assaporare, ma il regista sceglie di optare per la sua consueta stabilità registica e narrativa, fotografando in maniera dettagliata un luogo, pur lasciandosi sfuggire la vera anima di chi lo abita.

