Non riattaccare: recensione del film di Manfredi Lucibello

Il regista allestisce un noir che funziona, nonostante alcuni dialoghi di tanto in tanto ne smorzano il ritmo tensivo. Qui Barbara Ronchi è ad una delle sue migliori prove attoriali

Non riattaccare recensione film

Il COVID-19 è stato scenario e pretesto narrativo di molte opere. Citiamo in questo senso Songbird, State a casa, o il più simpatico Lockdown all’italiana, passando per documentari di grande impatto come Le mura di Bergamo. Per quanto ogni film lo declini su diversi toni, che vanno dal comico al drammatico, la pandemia si associa ugualmente a un’atmosfera soffocante e ansiogena, che ben si sposa con le linee visive e narrative del noir. Ed è proprio il noir intrecciato al pieno Coronavirus a edificare la nuova fatica di Manfredi Lucibello, Non riattaccare. Per il regista fiorentino è il secondo lungometraggio, e torna a rimaneggiare la materia di genere per dare vita a una storia che si regge sul filo di una telefonata e sullo sguardo, mai così provato, di Barbara Ronchi.

Già con Tutte le mie notti Lucibello aveva dato prova di amare il noir, mescolando tutti i suoi ingredienti tipici, lavorando ad hoc sia sulle ambientazioni che sui personaggi. Qui però la prova diventa più difficile, perché a condurre il gioco c’è solo Irene, e dall’altra parte la sola voce di Pietro, che mai si vedrà se non per dieci minuti. È lei che deve tenere in piedi suspense, plot twist e ritmo, e se la sua interprete ci prova nel migliore dei modi, decretando questa come una delle sue più belle e coinvolgenti performance, a remare qualche volta contro, come vedremo, sono i dialoghi, non sempre a supporto. Non riattaccare è liberamente ispirato dall’omonimo libro di Alessandra Montrucchio, prodotto dai Manetti Bros., e Mompracem con Rai Cinema., e arriva nelle sale dall’11 luglio.

Non riattaccare, la trama

Fine marzo 2020. Roma, come tutta Italia, è in pieno lockdown. Irene, prigioniera in casa insieme a un suo ex compagno di classe con cui condivide la solitudine del COVID, non riesce a prendere sonno. Si alza, va in bagno, prende delle pillole. Si guarda anche allo specchio, in cerca forse di un barlume di tranquillità. Spera che il sonno, dopo gli ansiolitici, prenda il sopravvento, così torna a letto e prova a chiudere gli occhi. Ma è proprio in quel momento che il telefono squilla: è Pietro, l’ex fidanzato che ha lasciato sette mesi fa. All’inizio ignora la telefonata, ma lui ci riprova. Basta il secondo tentativo di chiamata per farla rispondere. L’uomo è strano, dice frasi preoccupanti, e Irene teme che possa farsi del male. La voleva sentire per un ultimo saluto. A quel punto alla donna sembra chiaro: vorrà per caso suicidarsi? Non c’è tempo: mette i primi vestiti, infila due cose nella borsa e si butta in macchina in piena notte, nonostante i controlli e i divieti. La destinazione è Santa Marinella: riuscirà ad arrivare prima che Pietro compia un gesto irreversibile?

Non riattaccare

Un buon noir con una bravissima Barbara Ronchi

Non riattaccare è a tutti gli effetti un one woman show. Sin dalle prime inquadrature la macchina da presa indugia su Irene, vero motore del film. Lei è il filo conduttore. Rimaniamo con la donna fino alle ultime battute, assorbendone paure, nevrosi, angosce e aspettative. Lucibello predilige i primi e primissimi piani, una scelta necessaria per poter restituire al meglio la tensione dell’intreccio e il tentativo di Irene di salvare la vita a Pietro. Punto nevralgico del racconto è infatti proprio il loro amore, una relazione interrotta perché inceppatasi in alcune incomprensioni, fallimenti, non detti. L’oscurità di ciò che è stato il loro passato va in parallelo al contrasto di luci e ombre diegetiche, che conferiscono al racconto un bel taglio noir. Irene è inghiottita dalla notte, illuminata di tanto in tanto dalle luci artificiali provenienti dalla strada. Il suo viso è spesso nel buio, e poche volte è illuminata parzialmente. Soluzione visiva che va a individuarne fragilità, lati nascosti e un segreto che si scoprirà solo verso la fine.

Lucibello allestisce intanto un road movie in cui il tempo diventa il giustiziere più temuto: la Morte. Più Irene lo accorcia schiacciando sull’acceleratore dell’auto per arrivare a Santa Marinella, più questa si allontana. Più lei si ferma, più questa incombe. È tutta questione di velocità, di prontezza, di gestione degli eventi. Barbara Ronchi è formidabile, regge l’intera narrazione sulle sue spalle, aiutata da un molto bravo Claudio Santamaria, che con il solo alterare il tono di voce, è in grado di farci comprendere ogni emozione del suo Pietro. Segno di come il suono al cinema sia uno strumento potentissimo se usato come si deve.

Se in questo ballo a due possiamo apprezzare l’appeal scenico (in tal caso anche vocale) degli attori, non si può sempre dire lo stesso della sceneggiatura messa a punto. I dialoghi tendono in più occasioni a interrompere il ritmo tensivo e quando si torna in pista, sulla retta via, vengono inseriti alcuni pretesti narrativi che, oltre a essere dei cliché, risultano anche inverosimili. Uno fra questi la clemenza del poliziotto che lascia andare Irene dopo che questa non gli ha fornito patente, libretto e carta d’identità. Di notte, in pieno lockdown, è abbastanza improbabile. Al netto di qualche “svista” in fase di scrittura Non riattacare è un film comunque di buona fattura, pronto a tenere lo spettatore incollato allo schermo, facendogli chiedere spesso se Irene riuscirà ad arrivare da Pietro, se riuscirà a salvarlo anche da se stesso e cosa succederà a lei.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto di Valeria Maiolino
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Valeria Maiolino
Classe 1996. Laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza, con una tesi su Judy Garland e il cinema classico americano, inizia a muovere i primi passi nel mondo della critica cinematografica collaborando per il webzine DassCinemag, dopo aver seguito un laboratorio inerente. Successivamente comincia a collaborare con Edipress Srl, occupandosi della stesura di articoli e news per Auto.it, InMoto.it, Corriere dello Sport e Tutto Sport. Approda poi su Cinefilos.it per continuare la sua carriera nel mondo del cinema e del giornalismo, dove attualmente ricopre il ruolo di redattrice. Nel 2021 pubblica il suo primo libro con la Casa Editrice Albatros Il Filo intitolato “Quello che mi lasci di te” e l’anno dopo esce il suo secondo romanzo con la Casa Editrice Another Coffee Stories, “Al di là del mare”. Il cinema è la sua unica via di fuga quando ha bisogno di evadere dalla realtà. Scriverne è una terapia, oltre che un’immensa passione. Se potesse essere un film? Direbbe Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez.
non-riattaccare-recensione-del-film-di-manfredi-lucibello Non riattacare è un film di buona fattura, pronto a tenere lo spettatore incollato allo schermo, facendogli chiedere spesso se Irene riuscirà ad arrivare da Pietro, se riuscirà a salvarlo anche da se stesso e cosa succederà a lei. Barbara Ronchi è formidabile, regge l'intera narrazione sulle sue spalle, aiutata da un molto bravo Claudio Santamaria, che con il solo alterare il tono di voce, è in grado di farci comprendere ogni emozione del suo personaggio.