Presentato nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma, Back Home è il nuovo film della regista polacca Magdalena Łazarkiewicz. Il film segue la storia di Ula, giovane ragazza di una piccola città polacca. Riuscita a fuggire dalla casa di tolleranza nella quale era stata segregata, Ula torna a casa dalla sua famiglia. Tuttavia, al suo rientro, riceve un’accoglienza tutt’altro che tenera, ed è costretta a subire l’ostracismo di una comunità chiusa e oscurantista.

 
 

Percorrendo l’accidentato itinerario che conduce all’indipendenza, la giovane troverà la propria definizione dei termini cruciali per l’esistenza e basilari per instaurare legami con altre persone: affinità, amore, dedizione, fratellanza, autonomia. Prima di riuscire ad arrivare a ciò, dovrà affrontare i propri demoni, ricostruendo da zero sé stessa.

Back Home è un film che ha inizio quando il principale evento riguardante la protagonista è già avvenuto. Noi non vedremo mai, se non attraverso rapidi e frammentati flashback, il periodo della sua prigionia. La regista decide invece di farci entrare nella sua storia in quello che altrove potrebbe essere un lieto fine. Ma in Back Home il ritorno a casa è tutt’altro che un finale, men che meno lieto. Lentamente entriamo nella vita e nelle problematiche di Ula, cercando di indagare insieme alla regista i suoi tentativi di rivalsa. Un ingresso forse troppo lento in realtà, che ha l’effetto di ritardare lo sviluppo della storia.

L’effetto che automaticamente si genera è quello di un notevole appesantimento di una storia già di suo tutt’altro che leggera. Ben presto si inizia ad avvertire un senso di stanchezza, amplificato dalla difficoltosa comprensione di alcuni eventi e comportamenti dei personaggi. Regista e sceneggiatrice sembrano infatti consegnarci troppi pochi elementi di analisi, finendo così con il rendere tutto troppo criptico per essere apprezzato.

Nonostante ciò, il film riesce a regalare una serie di belle immagini, capaci di comunicare elementi importanti della storia. Fortunatamente arrivando verso il finale il film si fa sempre più limpido, favorendo così non solo una maggior comprensione ma anche un maggior coinvolgimento.

Ciò che senza dubbio è interessante del film è l’analisi che viene fatta della giovane protagonista. Questa, vista dalla comunità come una peccatrice, è costantemente messa a confronto con l’elemento religioso. Questo rapporto tra fede e personaggio sembra conferire a quest’ultimo una natura quasi cristologica, di una martire in cerca di redenzione e perdono. Ed è in questa ricerca, intima e dolorosa, che si intravede un po’ di umanità in un personaggio presentatoci inizialmente in maniera troppo distaccata e piatta.

Nonostante rimanga un film difficile da seguire e apprezzare realmente, Back Home lascia intravedere in alcuni momenti una propria voce riguardo il percorso di redenzione del personaggio. Purtroppo è una voce troppo debole, frenata da una scrittura carente e un ritmo più pesante del dovuto.