E’ stato presentato Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma l’ultima impresa dei Manetti Bros , Song’e Napule.

 

Tra il comico, il noir e il poliziesco, il film è un cocktail di generi a cui i registi romani si sono affezionati particolarmente con la serie tv L’Ispettore Coliandro interpretato da Giampaolo Morelli. Il loro attore-feticcio torna protagonista di questa storia, riunendo le forze con i fratelli Antonio e Marco per raccontare una Napoli diversa, diversa anche da quella raccontata da Gomorra e co. senza troppa angoscia e rifiuti, ma con un film rilassato e positivo.

Song’e Napule segue le vicende di Paco Spillo (Alessandro Roja), un pianista diplomato in conservatorio che si ritrova a fare il poliziotto per sfuggire alla disoccupazione. La sua dote musicale tornerà utile quando all’Ispettore Cammarota (Paolo Sassanelli) dell’anticrimine serve un infiltrato al matrimonio della figlia del boss di Somma Vesuviana per acchiappare il famoso latitante O’ Fantasma. Paco, non con poca riluttanza ,si trasformerà da signorino del conservatorio a tamarro cafone per entrare a far parte della band di Lollo Love (Giampaolo Morelli), un famoso cantante neo melodico ben inserito nel giro delle feste. Suo malgrado, Paco in arte Pino Dynamite, si troverà a rischiare la sua vita incappando in piacevoli rapporti di amore e amicizia.

Song’e Napule, il film

Song e Napule recensione

Con un cast costellato di tanti amici , oltre che a Roja, Morelli e Sassanelli troviamo Serena Rossi, Carlo Buccirosso, Antonio Pennarella e un cammeo di Peppe Servillo, sempre centratissimo nel personaggio. I Manetti Bros realizzano quasi una serenata a Napoli con le canzoni di Lollo Love interpretate da Morelli, arrangiamenti di musiche degli Avion Travel e tanti altri omaggi alla canzone napoletana grazie a Franco Ricciardi, Ivan Granatino, Antonio Buonomo, Serena Rossi, Pino Moccia e Rosario Miraggio.

Raccontato in modo semplice e vero, Song’e Napule regala risate dall’inizio alla fine, senza mai scadere nella comicità demenziale ma facendo affidamento a gli unici tempi comici della “lingua napoletana”. Un bell’affresco di Napoli che mostra non solo la parte brutta “della fogna dell’Italia” ma anche la parte onesta senza troppo buonismo del , sempre più generalizzato , Napoletano medio.

Questo è stato l’ultimo film prodotto da Luciano Martino, fermo sostenitore dell’idea di Morelli.