stanlio e ollio

Il canto del cigno di Stan Laurel e Oliver Hardy, meglio noti come Stanlio e Ollio, diventa nel film di John S. Baird l’occasione per riflettere sul tramonto di un’epoca e l’opportunità di scavare nel lato umano della fine di un matrimonio artistico. Nel 1937, all’apice del loro successo sotto la direzione di Hal Roach,  il duo comico si separa e sedici anni più tardi  – dopo aver smesso con il cinema – intraprende una tournée in Gran Bretagna e Irlanda; i teatri sono spesso semivuoti, le tv fanno restare le persone a casa e il mondo intorno a loro sta cambiando. Tranne l’affetto del pubblico, “rinato” proprio ad un passo dal loro ultimo saluto alle scene.

Questo preludio alla vecchiaia (che inizialmente rifiutano, aggrappati all’illusione di vedere realizzato il loro nuovo film su Robin Hood) è un momento chiave della vita di ognuno, ovvero quella presa di coscienza che include l’accettazione della fine e assume i contorni di una malinconica ballata romantica; lo sa bene Baird, bravo nel dare alla pellicola il tono serio che meritava ma anche il gioco, la purezza e l’innocenza, perché si sa che al tramonto delle nostre vite torniamo bambini e guardiamo le cose del mondo come la prima volta.

Straordinari Steve Coogan e John C. Reilly, tanto bravi a restituire perfettamente la mimica di Laurel e Hardy, quanto efficaci nel comunicare l’importanza del fattore umano, di ciò che rende “persone” celebrità conosciute da tutti, della tristezza che si cela dietro la figura del comico (più evidente quando è vicino al pensionamento). Allo stesso modo il film riesce a creare un bellissimo contrappunto con le due mogli, interpretate da Nina Arianda e Shirley Henderson, che sullo schermo – ironia della sorte – hanno i numeri più divertenti.

La sceneggiatura frizzante e mai patetica di Jeff Pope (premio Bafta per Philomena), unita alla regia discreta di Baird fanno di Stanlio e Ollio un’inaspettata e agrodolce commedia come se ne realizzano poche, deliziosa quando rende omaggio al duo comico slapstick, audace perché decide di confrontarsi con delle icone ritenute ancora intoccabili.

Stanlio e Ollio, il trailer

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