The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde è una coproduzione tra Germania, Francia e Italia (Palomar) a dar vita, dopo dieci anni di gestazione, al primo film da regista di Rupert Everett, attore britannico di cinema e teatro legato a doppio filo alla figura di Oscar Wilde. Dopo aver preso parte a Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Earnest, tratti dalle omonime commedie wildiane, e dopo aver vestito i panni di Wilde in teatro per The Judas Kiss di David Hare, Everett realizza il sogno di dirigere un film tutto suo sulla figura dell’intellettuale e drammaturgo irlandese, senza rinunciare a interpretarlo nuovamente. The Happy Prince arriva in sala in Italia dal 12 aprile.

 

Tralasciando il processo, la condanna per omosessualità e il carcere, The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde racconta gli ultimi tre anni di vita di Wilde (Rupert Everett). Uscito di prigione, arriva in Italia e poi a Parigi, dove trascorre gli ultimi mesi  malato – otite e, forse, sifilide – in povertà. Ormai vicino alla fine dirà, con uno dei suoi proverbiali aforismi: “Sto morendo al di sopra delle mie possibilità”. Non rinuncia però ad essere affabulatore e intrattenitore, né a uno stile di vita libero e gaudente. Accanto a lui restano solo l’amico Reggie Turner (Colin Firth) e Robbie Ross (Edwin Thomas), che lo ama e lo aiuterà fino all’ultimo. Mentre Lord Alfred Douglas (Colin Morgan), amore da sempre tormentato di Wilde, dopo aver riavvicinato lo scrittore e condiviso con lui il soggiorno a Napoli, si allontanerà di nuovo. Lontani ormai anche i fasti di un tempo, Wilde rivede come in sogno brevi immagini della sua vita precedente: il successo, la tranquillità familiare con la moglie Constance (Emily Watson) e i figli, prima che lo scandalo e la condanna travolgessero tutto.

The Happy Prince – L'ultimo ritratto di Oscar WildRitraendo Wilde sfigurato dalla malattia e dagli stenti – il regista si sofferma sul volto, sottolineando ogni dettaglio –  derelitto e ramingo per le strade d’Europa, Everett lo mostra e al tempo stesso lo impersona da attore, come non lo si è mai visto. Punta a colpire lo spettatore, anche esasperando alcuni aspetti. La fascinazione romantica per l’artista bohémien coesiste così col suo opposto, un’estetica del brutto che dà il senso della degradazione, ben oltre la malinconica decadenza, ma rischia di portare lo spettatore a respingere questa figura più che ad amarla, proprio come fecero molti suoi contemporanei. A questo tipo di estetica si affiancano reminiscenze di quella viscontiana, in particolare di Morte a Venezia – il personaggio di Douglas, che ha il volto efebico di Colin Morgan,  è dichiaratamente ispirato a Tadzio.

Una scelta radicale dunque, da leggere nell’ottica della metafora che percorre tutto il film. Concentrandosi sulle conseguenze della gogna subita e sull’accanimento verso Wilde, non solo punito per la sua omosessualità, ma allontanato e umiliato, Everett crea un’evidente identificazione con il Cristo, sottolineata da eloquenti sequenze, e porta avanti così la sua battaglia di libertà contro l’omofobia. The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, favola wildiana leitmotiv del lavoro, si fa allegoria della parabola esistenziale di Wilde stesso, che generosamente mette a disposizione degli altri ciò che ha – denaro, genio e bontà d’animo –  per essere poi disprezzato e il suo cuore spezzato, come quello del principe, gettato metaforicamente nell’immondizia. Al principe della favola il Paradiso, a Wilde la gloria immortale della sua opera.

The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde: Rupert Everett a Roma presenta il suo film sull’ultimo Oscar Wilde

Il regista, però, vuole mostrarci anche le conseguenze degli errori di un personaggio che a causa della fama aveva forse perso il contatto con la realtà.

Pur essendo un’opera sentita, il film resta però un mix di opposti che non trovano la giusta armonizzazione, con una performance attoriale di Everett spesso sopra le righe, estrema sia nel registro più veemente, che in quello più intimista e malinconico, che lascia tra l’altro poco spazio a comprimari di indiscusso livello come Colin Firth ed Emily Watson. Di fonte a ciò, lo spettatore facilmente prende le distanze, anziché immedesimarsi nella vicenda umana. Più che aggiungere qualcosa sulla figura di Wilde, sulla sua avventura di uomo e intellettuale, peraltro già efficacemente restituita da Wilde di Brian Gilbert (1997), il film è l’occasione per il regista di esprimersi contro l’omofobia e contro tutte le discriminazioni, riguardo al desiderio di essere amati e avere successo, e sui pericoli dell’ottenerlo.

The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, trailer

 
RASSEGNA PANORAMICA
Gianmaria Cataldo
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Giornalista pubblicista e insegnate, collabora con Cinefilos.it dal 2010. E' appassionata di cinema, soprattutto italiano ed europeo. Ha scritto anche di cronaca, ambiente, sport, musica. Tra le sue altre passioni, la musica (rock e pop), la pittura e l'arte in genere.