To be or not to be – Vogliamo vivere

Varsavia, 1939. Joseph e Maria Tura (Jack Benny e Carole Lombard), due attori teatrali di grande popolarità e successo, insieme ad una compagnia di attori alquanto singolari, stanno lavorando per portare in scena uno spettacolo ambientato nella Germania nazista.

Contemporaneamente proseguono le repliche del loro “Amleto” durante il quale Maria riceve nel proprio camerino un giovane tenente polacco, approfittando del lungo e celebre monologo “to be or not to be” che tiene impegnato il marito protagonista della scena.

Ma la guerra, quella vera, irrompe con tutto il suo dramma e tutta la sua violenza, non è più tempo per i teatri e gli attori devono trovare alloggi e occupazioni di fortuna. Il giovane tenente però, entrato nel reparto polacco della RAF, tornerà in patria con una missione tanto segreta quanto delicata: fermare un elemento chiave del controspionaggio nazista. In questa sua impresa coinvolgerà prima Maria quindi tutta la compagnia teatrale. Sarà solo l’inizio di una serie incredibile di situazione farsesche quanto esilaranti dove gli attori dovranno tornare a recitare anche se la finzione si mescolerà pericolosamente alla realtà.

To be or not to be – Vogliamo vivere  è un film che il grande Ernst Lubitsch diresse nel lontano 1941 e che la Teodora Film ha restaurato riproponendolo nelle sale cinematografiche.

Non è mai bello e sopratutto costruttivo guardare sempre e solo al passato e considerare i successi di ieri, siano in campo artistico, sportivo, culturale o quant’altro, sempre e immancabilmente migliori di ciò che viene fatto oggi. Ma risulta oggettivamente impossibile esentarsi da ragionamenti simili dopo aver visionato questo “gioiello” della cinematografia mondiale. Lubitsch è comunemente riconosciuto come uno dei padri fondatori del cinema hollywoodiano moderno, un cineasta cui genio creativo era invidiato non solo dai suoi contemporanei ma anche e sopratutto da grandi registi che lo hanno di poco succeduto; tra loro credo sia sufficiente citare i nomi di Billy Wilder, Orson Welles o Truffaut.

To be or not to be – Vogliamo vivere posterTo be or not to be – Vogliamo vivere è uno dei film più amati e celebri di questo straordinario regista, una  commedia che presenta un’incredibile fusione di comicità e dramma, di ilarità e romanticismo, una sequela ininterrotta di situazioni al limite del farsesco ma sempre raccontate e presentate con una misura ed un’ eleganza oggi inarrivabili. Un film che tiene incollati alla poltrona per quasi due ore grazie ad una sceneggiatura che non perde mai la bussola nonostante la quantità di personaggi e intrecci narrativi; la peculiarità, che ad uno spettatore di oggi risulta quasi impossibile, è che per tutto il corso del film si ride e di gusto senza mai udire una singola volgarità.

Quello che rende eccezionale questo capolavoro in bianco e nero sono essenzialmente due fattori: il primo riguarda la minuziosità e la precisione maniacale con cui sono curati i dialoghi i quali rappresentano uno dei principali punti di forza del film. Divertenti, impeccabili, ironici e tambureggianti, spesso danno la sensazione di una partita a scacchi in cui i personaggi giocano con le parole e la sagacia per mettere in scacco il proprio interlocutore. Quindi il secondo fattore è indubbiamente rappresentato dalla bravura degli interpreti. Jack Benny è semplicemente straordinario, un vero mattatore capace di essere irresistibile in ogni diverso ruolo interpretato nel corso del film, una mimica facciale incredibile abbinata ad una grande carica comica. Carole Lombard stupisce nel saper gestire la propria classe ed avvenenza in modo che non ostacoli la componente farsesca del proprio personaggio. Intorno a loro uno stuolo di eccellenti attori capaci di impersonare con efficacia ed eleganza ogni singolo personaggio, fondamentale per completare un  quadro di insieme di assoluta bravura. Poter vedere oggi al cinema To be or not to be – Vogliamo vivere è un’opportunità assolutamente imperdibile e che non va sprecata, un tuffo nel passato privo di malinconia o patetica nostalgia. D’altronde un capolavoro ha il dono dell’eternità.