Toy Story 3 - La grande fuga

Toy Story 3 – La grande fuga (Toy Story 3) è il film d’animazione del 2010 diretto da Lee Unkrich e sequel di Toy Story – Il mondo dei giocattoli e Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa. Le voci originali sono di  Tom Hanks, Tim Allen, Joan Cusack, Don Rickles, Wallace Shawn, Michael Keaton, Timothy Dalton, Bonnie Hunt e Whoopi Goldberg.

Se Toy Story ha rappresentato una pietra miliare del panorama cinematografico della tua infanzia, è inevitabile attendere con trepidazione il terzo e ultimo capitolo della saga dei giocattoli più amati del cinema. E quando Toy Story 3 si rivela un gioiello in grado di suscitare una varietà di emozioni, allora non puoi che dire “grazie”. Spesso il cinema ci ha abituati a sequel poco riusciti o che facevano rimpiangere il primo titolo che dà avvio a una data trilogia/saga, soprattutto quando si arriva al capitolo numero 3. Toy Story 3 – La grande fuga è una piacevole eccezione, in grado persino di superare il secondo capitolo e di classificarsi come la pellicola più matura della saga sui giocattoli di Andy.

Benché le premesse della storia fossero chiare dai trailer promozionali – la partenza di Andy per il college, il destino incerto dei giocattoli che vengono dati in beneficenza a un asilo -, è decisamente sorprendente scoprire come una pellicola d’intrattenimento destinata soprattutto ai bambini sia in grado di optare per scelte coraggiose e, in alcuni casi, alquanto dark. Perché se i momenti divertenti non mancano (in particolare un’esibizione di Ken e la versione spagnola di Buzz Lightyear), diversi frangenti si tingono di venature horror che ci presentano il Sunnyside come un luogo tutt’altro che ‘soleggiato’: un asilo-prigione dal quale Woody, Buzz e i loro amici desiderano (e a ragione) di scappare. Pensiamo al primo momento in cui i bimbi irrequieti dell’asilo strapazzano i giocattoli, i quali si sentono a dir poco torturati, come testimoniato dalle tinte horror della musica…

Toy Story 3 – La grande fuga, una divertente avventura

Toy Story 3 - La grande fuga

Ma, sia chiaro, Toy Story 3 è tutt’altro che una pellicola paurosa! C’è tensione, ma anche azione, gag esilaranti e, soprattutto, momenti commoventi: la nostalgia è il sentimento dominante dei giocattoli, che bramano rimanere con Andy, e di Andy stesso, il quale si trova a vivere uno dei momenti più difficili dell’adolescenza: quello in cui ti rendi conto di essere cresciuto, di dover proseguire per la tua strada chiudendo le brecce al passato e imparando a cavartela da solo senza la famiglia; momenti vissuti da tutti noi, che ci consentono di provare una forte empatia con il personaggio del diciassettenne Andy. Impossibile trattenere le lacrime e restare indifferenti al profondo legame che unisce tutti i giocattoli: se uno di loro è in difficoltà, tutti si mobilitano per salvarlo e, se alla fine la speranza viene meno, basta tenersi tutti per mano per darsi forza e affrontare con dignità le fiamme del pericolo.

Passando alle questioni meramente tecniche, non si può che lodare in primis la sceneggiatura, in grado di dare spazio a tutti i protagonisti senza sacrificare nessuno, e di introdurre nuovi personaggi efficaci e sorprendenti: tra questi, l’irresistibile Ken (purtroppo non al top per via del doppiaggio non all’altezza di Fabio De Luigi, mentre in generale il doppiaggio italiano si rivela soddisfacente). La Pixar continua a superare se stessa anche nella resa visuale dei personaggi e degli ambienti, talmente verosimili da regalare una forte impressione di realtà. Quanto al 3D, benché non particolarmente notevole, si fa apprezzare parecchio e, soprattutto, ci offre dei momenti indimenticabili di estetica e poesia nel corto Quando il giorno incontra la notte che precede la pellicola.

Un merito supplementare: grazie agli occhialini è possibile nascondere le lacrime che Toy Story 3 ci induce a versare nella sequenza finale, durante la quale non vuoi rassegnarti che questo sia il capitolo conclusivo e tu, proprio come Andy, sei costretto a dire addio a Woody, Buzz e i loro compagni. E allora, citando Andy, non puoi che dire: “Grazie, ragazzi”.