Anime Nere Anime Nere, di Francesco Munzi parte da una base letteraria, l’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, e mette in scena una storia che ricorda molto l’approccio neo-realista del cinema italiano, con volti anche abbastanza noti, tutti in perfetta simbiosi con la vicenda narrata e con le atmosfere e le ambientazioni tipiche dell’Aspromonte e della zona meridionale della Calabria. La ricerca della “verità”o del realismo si trova anche in una regia poco virtuosa e molto “semplice”, fatta di primi piani e priva di movimenti narrativi veri e propri.

 

Al centro della storia c’è una vicenda di famiglia che diventa, per scelte o per circostanza altre, strettamente legata agli affari della malavita organizzata che, volente o nolente, in quelle realtà determinano il destino di tutti. Se da un punto di vista della costruzione della messa in scena Anime Nere rimane piuttosto credibile in tutto il suo evolversi, dal punto di vista della ricostruzione dell’ambiente mafioso calabrese dimostra tutta la sua debolezza. Ci sono molte dissonanze tra quella che realmente è la concezione della “famiglia” calabrese, come lo stesso Paolo Borsellino la definì, e quello che vediamo nel film, compreso l’evento scatenante, ovvero una discussione tra ragazzi che si trasforma in una faida tra clan rivali.

Anime nereTra elementi caratteristici del film sulla mafia e personaggi che invece vogliono completamente distaccarsi dal violento ambiente rappresentato, la vera ‘anima nera’ del film è un diffuso senso di banalitàe di ‘già  visto’ che trasformano il lavoro di Munzi in progetto poco  interessante, che non riesce ad avere la  marcia  in più che ha fatto grandi altri film appartenenti allo stesso filone.

Anime Nere è un progetto riuscito a metà, molto buono per quanto riguarda il lavoro degli attori, ma inadempiente per tutto quello che concerne la narrazione e il coinvolgimento dello spettatore.