XIII Emendamento recensione

Ava DuVernay è la prima regista afroamericana ad essere stata candidata all’Oscar per Selma – La Strada per la libertà nel 2014, film che ha poi vinto la statuetta per la miglior canzone. Si trattava di un ispirato lavoro che ripercorreva le lotte di Martin Luther King e del movimento per i diritti civili, culminate nel 1965 nelle storiche marce da Selma a Montgomery per il diritto al voto agli afroamericani. Due anni dopo, la regista si dedica a XIII Emendamento, documentario originale Netflix, oggi purtroppo di straordinaria attualità, dopo la morte dell’afroamericano George Floyd, che ha da poco riportato alla ribalta l’eterna questione dei diritti negati ai neri, e a cui sono seguite manifestazioni di protesta in tutto il mondo, al grido di “Black lives matter”. È proprio questo il titolo della collezione recentemente proposta da Netflix, nella quale il documentario è inserito: un insieme di film, serie tv e doc sul tema della discriminazione razziale e sulla condizione dei neri in America. XIII Emendamento è senza dubbio un contributo validissimo a questa doverosa riflessione. Ha ricevuto una candidatura all’Oscar come miglior documentario e si è guadagnato un premio BAFTA nella stessa categoria.

 

Nel film sono accademici, attivisti e politici a parlare di come si sia passati dal XIII emendamento della costituzione Usa, quello per cui si batté Lincoln e che rendeva incostituzionale la schiavitù a metà dell’Ottocento, alla politica delle incarcerazioni di massa, legittimando la criminalizzazione dei neri, che costituiscono oggi buona parte della popolazione carceraria Usa. Per rendere l’idea delle dimensioni del fenomeno, basta dire che gli Stati Uniti contano il 5% della popolazione mondiale, ma hanno il 25% della popolazione carceraria. Dal 1972 ad oggi si è passati da 200.000 a 2.300.000 detenuti. Di questi, più del 40% è nero, sebbene le persone di colore rappresentino solo il 6.5% della popolazione americana.

Un documentario-inchiesta che analizza il fenomeno nella sua complessità

XIII EmendamentoXIII Emendamento è una visione densa e intensa. Una carrellata storico-politica piena di fatti, date, riscontri, immagini e interviste. Può sembrare anche troppo denso, talvolta. Ma tutto ciò che viene detto serve a dare il quadro della situazione. C’è davvero tanto materiale racchiuso e compresso in questa ora e quaranta di girato. Un’operazione di sintesi non facile, ma efficace.

Viene spontaneo partire dalla fine. È forse la parte più shockante del lavoro. Ovvero la lista interminabile di casi in tutto e per tutto simili a quello di George Floyd, di neri uccisi dalla polizia americana. Casi fotocopia, immagini che oggi ci risultano familiari e che si confondono con quelle appena viste nei tg. Uno per tutti, quello di Eric Gardner, che bloccato faccia a terra dai poliziotti, implora con le stesse parole di Floyd: “I can’t breathe!” Un muro pieno di nomi, date, persone morte per mano della polizia. Immagini troppo spesso e troppo presto dimenticate.

Ava DuVernay dà una lettura di come si sia arrivati a questo. Traccia un filo rosso che parte da quel XIII emendamento che aboliva la schiavitù – eccezion fatta per i criminali – per arrivare ai tanti casi simili a quello di Floyd. Lo fa attraverso tre livelli, restituendo al fenomeno la sua complessità. Da una parte, mostra i casi singoli di incarcerazioni, violenze e diritti negati che sono rimaste nella storia del movimento per i diritti degli afroamericani ed esemplificano il fenomeno delle incarcerazioni di massa. Storie potenti e momenti emotivamente intensi, come il racconto dell’attivista del movimento afroamericano Angela Davis, oggi professore emerito all’Università della California, arrestata agli inizi degli anni Settanta con gravissime accuse. Subì una lunga detenzione per poi essere assolta con formula piena in quanto innocente. Divenne un simbolo della lotta per i diritti civili e della contestazione ed oggi racconta la sua storia, assieme a filmati d’epoca.

Dall’altra, XIII Emendamento mostra come agiscano le lobby e le multinazionali che fanno profitto su questa politica. Evidenzia come esse lucrino sulla privazione della libertà e come facciano pressione per l’approvazione di leggi a loro favore. Qui s’innesta inevitabilmente il livello più eminentemente politico della vicenda. Ed ecco la carrellata storica dei governi che si sono succeduti e per garantirsi successo elettorale hanno spesso puntato sullo slogan “law and order”, da Nixon a Reagan, da Bush fino a Trump, ma anche il democratico Clinton, che nel 1994 con il Federal Crime Bill ha dato un contributo determinante all’espansione del sistema carcerario e alla militarizzazione del paese.

Aspetto visivo e commento sonoro in XIII Emendamento

Visivamente il documentario è molto ricco e vario. Le immagini integrano perfettamente la storia. Si tratta di immagini d’archivio scelte con un intenso lavoro di documentazione, basato su una pluralità di fonti. C’è molto bianco e nero, sia perché molte immagini risalgono a prima dell’avvento del colore, e sia per scelta registica e di fotografia – curata da Hans Charles e Kira Kelly – come si vede nel finale. Il colore però non manca. Estetica ed espressività sono curate. I filmati di repertorio chiariscono e non sono usati a sproposito, anzi ben collocati nel flusso del racconto a illustrare quanto detto nelle interviste. In questo caso il montaggio ha un ruolo fondamentale. Non per nulla, Spencer Averick è montatore, oltre ad essere sceneggiatore assieme ad Ava DuVernay.

Altrettanto ben scelto e calzante è il commento sonoro. Le musiche sono di Jason Moran. Essendo il racconto diviso in sezioni che abbracciano ciascuna un’epoca storica, ognuna di esse è introdotta da un brano, che esprime perfettamente lo spirito dell’epoca, per quel che riguarda la condizione degli afroamericani. A partire da Human di Rag’n’Bone Man, passando a Nina Simone con Work Song , fino ai Public Enemy di I Don’t believe the hype, per proseguire con tutte le declinazioni dell’hip-hop e del rap.

Un punto di vista che fa riflettere

Si potrebbe dire che il punto di vista espresso in XIII Emendamento sia di parte. A parlare sono attivisti per i diritti civili, molti dei quali sono stati anche in carcere. La maggior parte di loro è nera. Ma ci sono anche bianchi, ci sono politici repubblicani che ammettono gli errori del loro partito. C’è un filmato in cui il democratico Clinton ammette errori nella sua politica.

Ad ogni modo, il valore del lavoro resta indiscusso e Ava DuVernay si conferma una delle voci più talentuose, attive ed efficaci nel portare all’attenzione le tematiche relative ai diritti civili. Riesce ad essere precisa, circostanziata e al tempo stesso emotivamente coinvolgente, facendo perno su quell’aspetto visivo che deve essere sempre in prima linea nella settima arte. XIII Emendamento fornisce allo spettatore elementi che meritano di essere considerati e dà  molto materiale su cui riflettere. La visione è consigliata perché molto di ciò che racconta è ormai storia, dunque non più opinabile. Anzi, da sapere e da conoscere per essere cittadini del mondo consapevoli, anche alla luce di quanto accade oggi.