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Sul quotidiano dei vescovi l’appello del vaticanista Izzo:”Il Papa non si tocca, perché pagare chi offende la religione?”

 

Il giornalista motiva così la sua proposta: «Non fidiamoci dei critici cattolici, anche se preti, che lo assolvono (con una ben curiosa giustificazione: Moretti poteva essere molto più cattivo). Bocciamolo al botteghino. Saremo noi a decretare il successo di questo triste film, se ci lasceremo convincere ad andare a vederlo, perchè il pubblico laico si annoierebbe a morte e infatti diserterà le sale. E’ su di noi che si fa conto per recuperare l’investimento cospicuo che è stato fatto per ricostruire la Sistina in uno studio».

«Se vogliamo respirare l’atmosfera del Conclave andiamoci direttamente alla Sistina – continua la lettera – : per i giorni della beatificazione i Musei Vaticani hanno prolungato l’orario di apertura e dimezzato il costo del biglietto». «Perché – si chiede il vaticanista – dobbiamo finanziare chi offende la nostra religione? Non mi sembra che regga l’argomento che dobbiamo conoscere per giudicare: non è che debbo saltare giù dal sesto piano per capire che potrei farmi male. Di motivi per non vedere il film di Moretti ce n’è almeno uno fortissimo, quello che ci hanno insegnato le nostre mamme: gioca con i fanti e lascia stare i santi. Non è un bello spettacolo vedere scimmiottare la figura del capo della Chiesa cattolica con la farsa (per quanto garbata essa sia) dell’elezione impossibile di un candidato fragile e bisognoso di aiuto». «Il Papa – conclude la lettera aperta – non si tocca. È il Vicario di Cristo, la roccia su cui Gesù ha fondato la sua Chiesa».

L’intento del regista romano non è quello di ridicolizzare o screditare la figura del Papa, bensì di mostrare il suo lato più umano, le sue incertezze, ansie, timori. In fondo è un essere umano, come tutti noi.